USA Civil War II/8

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Nota della Redazione:

Cari lettori, presentiamo, a puntate giornaliere, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana (segue dalla precedente puntata: USA Civil War II/7)

Gli eventi da venerdì 20 novembre a venerdì 11 dicembre

Ciò che caratterizza le tre settimane che corrono tra la fine di novembre e inizio dicembre sono principalmente due: manifestazioni violente in tutto il paese e battaglie legali condotte dagli avvocati di entrambe le campagne elettorali presso le corti statali, federali e in alcuni casi, persino coinvolgendo la Corte Suprema. La confusione nasce anche dal fatto che per anni il presidente Trump si è rifiutato di nominare i membri mancanti della Federal Election Commission (FEC – Commissione federale elettorale) rendendola di fatto inutilizzabile in quanto per legge deve avere un quorum di almeno quattro membri su sei, due per ogni partito. La FEC ha il compito di assicurare che le ferree leggi sul finanziamento delle campagne elettorali vengano rispettate. Dopo la sciagurata decisione della Corte Suprema nel caso Citizen United contro la FEC nel 2010, le corporations hanno avuto il via libera di finanziare indirettamente tramite Political Action Committees ma senza limiti, candidati e partiti, dando enorme potere alle lobbies e miliardari nel finanziare e di conseguenza influenzare i risultati elettorali americani. D’altro canto, i singoli cittadini hanno un tetto massimo di 2’800 dollari che possono donare per ogni campagna elettorale. Ciò ha creato un’enorme disparità, rendendo di fatto legale molte forme di corruzione del processo elettorale combattute sin dai tempi di Theodore Roosevelt, l’ultimo presidente che ha saputo combattere con efficacia il potere dei grandi poteri finanziari. Con l’azzoppamento dei poteri della FEC, ogni residua barriera di controllo del finanziamento e procedura corretta delle elezioni è stata compromessa. Per evitare che un giudice possa bloccare ogni forma di finanziamento a causa del mancato funzionamento della FEC, Trump ha nominato Allen Dickerson alla FEC ristabilendo il numero legale. La nomina di Dickerson rimane pendente in quanto non confermata dal Senato, ma intanto la FEC ha potuto fingere di funzionare. La sua nomina è stata molto controversa in quanto egli fu a suo tempo uno dei legali che contribuirono alla vittoria di Citizen United e ritiene che qualsiasi regolazione del finanziamento delle elezioni sia contraria al diritto di libertà di espressione menzionata nella costituzione americana.

Tra le tante denunce di manomissioni e irregolarità elettorali, spicca quella del partito democratico della Georgia che ha inoltrato un’istanza per l’annullamento dei risultati elettorali per l’accertata manomissione del sistema elettronico di voto che di conseguenza ha falsato i risultati. Il governatore della Georgia Brian Kemp, noto per il fatto di essere stato eletto nel 2018 per una manciata di voti contro la candidata black democratica Stacey Abrams quando lui era Segretario di Stato della Georgia e pertanto il supervisore di se stesso – da notare che tutti gli ultimi sondaggi davano Abrams chiaramente in vantaggio -, ha fatto installare nuove macchine per il voto elettroniche che stampano un foglio con un codice a barre, caso unico negli USA, e che pertanto non danno la possibilità all’elettore di verificare se ha votato giusto. L’elettore deve poi imbucare nell’urna il foglio che vale quale scheda di voto. È stato appurato che i bottoni di alcune macchine per il voto sono stati invertiti per i candidati alla presidenza e Senato in quelle circoscrizioni solitamente a forte maggioranza democratica. Il caso è comprovato dal fatto che gli altri candidati democratici in lista per la Camera e alle elezioni per funzionari locali sono invece stati votati a forte maggioranza, mentre Trump o il candidato repubblicano al Senato risultavano di avere ottenuto più voti dei candidati democratici. E questo proprio nelle circoscrizioni dove mancavano anche molte schede inviate per posta e poi in parte ritrovate nel febbraio 2021 in un deposito di carta destinata al macero. Questa inspiegabile discrepanza ha richiesto una verifica di tali macchine che sono state sottoposte al sequestro da un giudice federale.

Anche i repubblicani hanno inoltrato istanze di annullamento del voto negli stati della Virginia e Wisconsin, vinti dai democratici, in quanto l’intelligence americana ha scoperto importanti ingerenze elettorali da parte di agenti al servizio dell’Iran in favore dei candidati democratici. Non si è ben capito come sono state effettuate queste ingerenze in quanto la documentazione è stata secretata, ma pare che via sia stata un’intromissione illegale nei server email dei candidati repubblicani. In ogni caso il leader del Senato, il repubblicano Mitch McConnell, ha ordinato l’apertura di un’inchiesta parlamentare sulla vicenda. Ma la battaglia legale non si ferma lì, ci sono infatti molte altre istanze, sia da parte repubblicana, sia democratica, in vari stati riguardanti le schede pervenute per posta,.

La vicenda più clamorosa rimane comunque il comportamento illegale del procuratore generale e titolare del dipartimento di giustizia, Bill Barr. La leader democratica alla Camera Nancy Pelosi ha avviato una procedura di “impeachment” nei confronti di Barr, per quanto potrebbe essere velleitario nel caso i democratici dovessero inverosimilmente perdere la maggioranza alla Camera oppure Biden vincere le elezioni, in qual caso Barr verrebbe quasi sicuramente messo in stato d’accusa per una lunga serie di reati. Ormai i dati elettorali di vari stati, dal Maine all’Arizona e dal Michigan a New York, sono compromessi. Sarebbero almeno 93 i voti elettorali pregiudicati, sufficienti sia per Trump, sia per Biden per vincere. Resta da capire cosa accadrà con i voti della Pennsylvania e il North Carolina, in tutto 35 voti elettorali, ma che sono ininfluenti per il risultato, almeno per ora. Infine, il caso della Florida che la Corte Suprema, come nel 2000, ha giudicato in favore dei repubblicani, è stato un rospo che i democratici hanno ingoiato con fatica e che ha causato reazioni violente a Miami e Palm Beach dove i manifestanti hanno cercato di raggiungere la residenza di Trump a Mar a Lago.

La situazione di incertezza lascia aperti molti interrogativi in vista della data del 14 dicembre, data in cui verranno contati i voti elettorali e ufficializzati in vista della seduta congiunta del Congresso del 6 gennaio, quando verrà ufficialmente eletto il presidente americano. Cosa accadrà il 6 gennaio rimane un mistero per tutti, infatti è una situazione senza precedenti nella storia americana.

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