USA Civil War II

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Nota della Redazione:

Cari lettori, presentiamo da oggi, a puntate giornaliere, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico, un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana

Premessa

I fatti precedenti al voto per l’elezione presidenziale americana del 3 novembre 2020 già facevano presagire quanto sarebbe accaduto nel 2021 e nonostante che questa cronaca sia opera di pura fantasia, il testo è basato sull’attuale situazione politica americana e la sua costituzione. I fatti del luglio e agosto 2020 (milizie trumpiste a Portland, lo smantellamento del servizio postale, la proposta di Trump di spostare le elezioni e la continua delegittimazione delle stesse, l’interruzione del censimento, la cancellazione di centinaia di migliaia di elettori legittimi dagli elenchi elettorali, solo per citarne alcuni) non hanno fatto altro che far temere il peggio per la democrazia americana. Pertanto, quanto descritto è del tutto plausibile visto che nulla appare essere impossibile nell’America di Donald J. Trump, 45esimo e ultimo presidente degli Stati Uniti d’America.

I Fatti

Ottobre 2020

Il mese di ottobre si apre con i commenti sul primo dibattito televisivo tra Donald Trump e Joe Biden del 29 settembre e quello tra i due candidati alla vice presidenza del 7 ottobre. La nomina di Kamala Harris, la prima donna black candidata per un partito maggiore alla seconda carica dello Stato, è storica. In quanto figlia di madre indiana e padre giamaicano, Harris non può essere definita afroamericana ed è meglio usare il termine, preferito anche dal New York Times, di “black” da “Black Lives Matter”, pertanto non inteso come colore, e che invece definisce sia cultura, sia identità come per esempio, ispanico, irlandese o asiatico, nello specifico contesto americano.

Nel corso delle settimane precedenti il voto, molti americani in diversi Stati hanno potuto votare anticipatamente, ma non dappertutto. Alcuni Stati come l’Alabama, Kentucky, Mississippi o la Pennsylvania non permettono il voto anticipato. In altri Stati il voto anticipato ha date e orari specifici, come Georgia o Idaho, che lo rendono difficilmente praticabile. In altri come Minnesota o Vermont si può votare già un mese e mezzo prima. In altri ancora come Colorado, Oregon e Washington si vota esclusivamente per posta. Ma non sono gli unici dove si può votare per posta e ciò è stato ulteriormente incentivato in qualche Stato a causa dell’epidemia di Covid-19. In alcuni però, per esempio nel Texas, ciò è fortemente limitato, permettendo il voto postale solo agli invalidi e agli anziani oltre i 65 anni. Il voto per posta è diventato il centro degli attacchi di Trump per delegittimare l’elezione, specie ora che i sondaggi lo danno perdente.

Ormai è evidente che la nomina nel maggio scorso di Louis DeJoy, un generoso donatore alla campagna elettorale di Trump nel 2016, alla direzione delle poste americane non sia estranea a questi fatti. Vale la pena approfondire questo ulteriore gravissimo caso di corruzione dell’amministrazione Trump. Gravissimo non tanto per una questione finanziaria e personale, infatti la moglie di DeJoy Aldona Wos, è stata nominata da Trump ambasciatrice USA in Canada o per il fatto che DeJoy era il CEO della XPO Logistics, dove mantiene una quota che vale tra i 25 e i 50 milioni di dollari, azienda che mantiene contratti milionari con le poste americane evidenziando un evidente conflitto di interessi, ma gravissimo per il fatto che la sua nomina è stata espressamente voluta allo scopo di manomettere le elezioni di novembre.

Louis DeJoy e Aldona Wos

Appena nominato, DeJoy ha subito messo mani all’organizzazione con la scusa di tagli alle spese, riducendo il personale e salari, accentrando la dirigenza e diminuendo investimenti in attrezzature e macchinari, col chiaro intento di abbassarne il valore per una futura privatizzazione. Ma tutto questo ha anche un altro scopo, rendere meno efficiente il servizio postale, creare scontento e, già che ci siamo, deragliare l’elezione americana che più di qualsiasi precedente nella storia americana, dipende dal servizio postale per la sua regolarità. D’altronde, l’ha ammesso Donald Trump stesso in conferenza stampa lo scorso 13 agosto, rifiutando categoricamente di finanziare un potenziamento delle poste in vista delle elezioni.

E’ un fenomeno talmente frequente ad ogni vigilia delle elezioni presidenziali, che ha una propria entrata su Wikipedia e si chiama “October surprise”. Nell’ottobre del 2016, per esempio, tutti si ricordano della rivelazione riguardante Trump che palpeggiava donne a suo piacere, rivelazione che fu subito travolta dallo scandalo Wikileaks che portò all’annuncio da parte del direttore del FBI, ad una sola settimana dal voto, di avere aperto un’inchiesta sull’uso illecito di un server e-mail privato da parte della candidata democratica Hillary Clinton quando era Segretaria di Stato sotto Barack Obama. La sorpresa dell’ottobre 2020 però esce da tutti gli schemi precedenti, infatti non è mai capitato che fosse proprio il procuratore generale a provocarla. Una direttiva interna consiglia di evitare qualsiasi ingerenza elettorale da parte del dipartimento di giustizia durante i 60 giorni precedenti le elezioni presidenziali. Ma Bill Barr non è un PG indipendente come Janet Reno che evitò di intralciare il procedimento di impeachment contro l’allora presidente Bill Clinton, Barr agisce invece in veste di avvocato difensore di Donald Trump, non quale rappresentante della giustizia quale dovrebbe invece essere. Barr infatti, oltre ad annunciare l’apertura di un’inchiesta contro il figlio del candidato presidenziale democratico, Hunter Biden, che coinvolgerebbe anche il padre, un’inchiesta che riguarda presunti illeciti in Ucraina quando Hunter Biden era nel CdA della Burisma Holdings, grazie alle presunte connessioni politiche del padre con oligarchi russi, Barr accusa l’ex presidente Obama di alto tradimento per il suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta contro Trump e i suoi possibili legami con la Russia. Tutte accuse vecchie mai dimostrate, ma rielaborate in una nuova veste da farle apparire come un enorme scandalo.

L’ultimo dibattito televisivo del 22 ottobre non stravolge l’elettorato. Trump ha tentato la carta dell’annuncio a sorpresa che il vaccino contro il Covid-19 sarà disponibile in gennaio, mentre Biden ha ricordato a tutti telespettatori i guai giudiziari di Trump a New York che lo porteranno a giudizio per frode bancaria e fiscale una volta fuori dalla Casa Bianca. Ormai il paese è profondamente diviso e le posizioni si sono ormai consolidate. Non sarà tanto un voto in favore del blando Biden o “sleepy Joe” (Joe l’assonnato) come lo definisce Trump, quanto un massiccio voto contro Donald Trump che molti considerano il peggior presidente della storia americana.

(puntata 1/1, segue)

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