Alessandro Perissinotto, una brutta storia per un bel libro

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«La congregazione», un romanzo su di un fatto storico (dimenticato!) ma attualissimo. Un tema, quello delle sette, che merita sempre le massime attenzioni. Il nuovo libro di Alessandro Perissinotto colpisce e fa pensare. Una brutta storia per un bel libro.

Un fatto storico clamoroso, il suicidio collettivo di 900 persone, passato troppo presto nel dimenticatoio comune. Un po’ perché le Torri Gemelle hanno calamitato tutte le attenzioni e un po’ perché, ogni tanto, per motivi non spiegabili la rimozione ha il sopravvento. Siamo negli States, in uno sperduto paesino di montagna. Qui si è rifugiata Elizabeth, una spogliarellista a fine carriera ma ancora bella (l’anagrafe segna i 50) che per pagare il suo debito con la giustizia, due anni di confino per un’infrazione stradale, reputa ottimale questo «buco». Nel corso del romanzo il lettore scoprirà il motivo. La sua vita viaggia tranquilla all’insegna della serenità finché una serie di «segni», apparentemente banali ma …, la inquietano. Nel suo passato c’è una pagina troppo brutta, contrassegnata da un dolore indelebile. E riguarda la strage su menzionata. Qualcuno l’ha scoperta, qualcuno ora sa che lei è scampata e che rappresenta un grave pericolo per la sua possibilità di testimonianza.

Il nuovo bel romanzo di Alessandro Perissinotto, a parere di chi scrive uno dei migliori scrittori italiani, si può riassumere anche così. Ma è solo l’idea di fondo. Per i dettagli invece va subito sottolineata la bellezza e la forza di scrittura dello scrittore torinese, la sua profondità, il ritmo fatto di lessico ma anche di sintassi, con le dovute quanto azzeccate soluzioni schematiche (il flash-back pungenti, le ricostruzioni precise, i ricordi che si fanno materia, cioè sofferenza). Un giallo di denuncia che va a mettere il dito nella piaga delle sette, ancora oggi occultamente viventi (si pensi a Scientology). La ricostruzione delle dinamiche interne al «mondo speciale» è precisa, i personaggi descritti con acume e sensibilità, la storia avvolgente. Davvero una lettura interessante quanto bella. Merito dello scrittore torinese che sa muoversi in uno scenario inusuale per un italiano (ma lui ci lavora anche negli States, e non è impermeabile alla bellezza del Colorado, tanto violentato nel frangente raccontato). La tragedia del «Tempio del popolo», avvenuta a Jonestown, in Guyana, viene riesumata oltre le terribili scene dai colori vividi e un po’ artificiali trasmesse dai telegiornali di allora: file di cadaveri allineati in una specie di campo di concentramento. Qui, in questo moderno lager, si inserisce la storia di una bambina arrivata con la sua famiglia, occhi innocenti che hanno percepito, ipotizzato eppoi visto: quello che non si può vedere. In un clima di paura «La congregazione», pagina dopo pagina, affascina, incuriosisce e inquieta. E il pensiero del lettore ogni tanto va a tutte quelle associazioni (e sono parecchie) che in fondo in fondo percorrono l’identico percorso psicologico. Che infatuano, che trasformano i propri adepti in tifosi. Anche organizzazioni politiche che hanno trasformato la predica dell’odio, magari falsificando tutto, un suo persistente slogan. Certe scene de «La congregazione» rimangono indelebili, certi dialoghi colpiscono e affondano. Un romanzo sulla pesantezza del passato, sugli occhi della fanciullezza, sul delirio di onnipotenza che riesce ad affermarsi plagiando in maniera sistematica le menti sempre meno attrezzate per una sana resistenza.

«La congregazione» di Alessandro Perissinotto, 2020, ed. Mondadori, 2020, pag. 252, Euro: 19,00.

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