Attenti a quei Gobbi

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Mi ribollono le busecche. È quest’espressione che più di tutte mi resterà impressa. In mente. La gemma preziosa che affiora dalle acque melmose dopo averle setacciate a dovere. Tra i “superpoteri” della televisione c’è quello di vomitar parole. Di dire tutto e il contrario di tutto. Di anestetizzare il sentire comune. Ma anche di mettere a nudo sentimenti, di farlo al limite della pornografia. È una Polaroid degli istinti e dei piaceri più inconfessabili. Certa pornografia è la raffigurazione esplicita di un desiderio intimo. Segreto. Quello di Norman Gobbi, dopo aver visto il “Falò” di cui tutti ancora parlano a distanza di settimane dalla messa in onda dell’inchiesta giornalistica, è che, al Norman, ribollono le busecche.  

Lo ha ripetuto almeno tre volte nel corso dell’intervista a commento di “La vita degli altri”, il servizio della RSI che lo ha visto ospite in studio insieme a Frau Birkenmeier, uniti nel difendere l’operato dell’Ufficio della migrazione e le pratiche adottate per decidere il rinnovo o meno di permessi concessi in Canton Ticino agli stranieri. Le decisioni negative dell’Ufficio della migrazione nel corso dell’era Gobbi, per sua stessa ammissione, per preciso intento politico a suo dire concordato con il resto del Consiglio di Stato, servivano ad arginare l’afflusso di mangiapane a tradimento. Di forestieri rubagalline. Di frontalieri. Di Taliani.

Con controlli da DDR, in alcuni casi nell’ordine delle centinaia, ci s’intrufolava nella vita degli altri, si è forse perfino abusato del proprio potere, si è ficcato il naso nei cassetti e nell’animo di persone potenzialmente brutte brutte. Ladri di lavoro, quando non ladri e basta, perché così c’era scritto sulla loro fedina penale. Ed è proprio sulla scorta di dubbi supportati da indizi, prove francamente discutibili e altre lettere scarlatte che sono poi fioccati i no. Tu no. Tu no. E tu neppure. Niente più permesso. Non c’è mica posto per tutti qui. Das Boot ist voll. La barca è piena. Prima i nostri. È finita la pacchia. Intanto, in Italia, quando un ministro degli interni di nome Salvini si è permesso di bloccare in mare per giorni e giorni una nave con a bordo dei “clandestini”, a stretto giro di posta lui si è visto recapitare dalla magistratura un avviso di garanzia. Lui.

Nella placida Svizzera del Sud il Gobbi invece può dormire sereno fra sette guanciali. Anzi, dopotutto, ci sarà perfino chi è convinto che il suo agire ci stia e ci abbia tutelato dall’invasione. Di sicuro c’è chi nei modi e nelle procedure adottate non ci vede nulla di male. In primis Lega e UDC. Voglio dire, padroni a casa nostra. O no? Dipende. Non quando a dirlo è Norman Gobbi a cui ribollono le busecche. Cioè uno che ha lo stomaco in subbuglio, gli intestini attorcigliati. Intorcinati. Norman Gobbi. Quel grass e quel magher. Lo Stanlio e Ollio della politica ticinese. Già candidato UDC al Consiglio federale. Eppure, qui non c’è proprio nulla di cui ridere visto che lui non è esattamente un comico. È più un politico il cui agire sembra pesantemente condizionato dalle proprie viscere, manco fosse in preda a un agire bulimico. Incapace di un freno. Affetto da una voracità patologica: quella delle teste di chi è indegno di un permesso. Immeritevole. Proprio come certa politica fatta con le busseche in mano. Dalle quali, lo sappiamo, non escono proprio margherite.