Bellinzona: un fuoco di Paglia

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Bellinzona, come sappiamo, si ritrova con 5 milioni di sorpasso di spesa nelle opere pubbliche. Una mazzata non da poco per una città, che per il resto, sembrava viaggiare col vento in poppa. Ma il capo dicastero Christian Paglia, agisce in modo che lascia perplessi: “non mi dimetto” dichiara ai media.

Una città in divenire, come dicevamo, basti pensare solo alla costruzione del nuovo centro di ricerca biomedica e relativa riqualificazione della zona o le opportunità scaturite dall’abbandono delle Ferrovie del sedime accanto alla stazione, che aprono mille possibilità per l’utilizzo del terreno.

Questa magagna però non ci voleva.

Il capo dicastero liberale Opere pubbliche e Ambiente, Christian Paglia, è oggettivamente il responsabile di questo sorpasso. Anche se non ci sono ancora i dettagli dell’audit alcune cose sono chiare e lampanti, purtroppo.

  1. Ogni capo dicastero è responsabile del proprio settore, si occupa di seguire i lavori, di interloquire coi suoi funzionari, di verificare procedure, preventivi e consuntivi. Di questo riferisce al Municipio in riunione.
  2. È vero probabilmente che il carico di lavoro aumentato, Bellinzona è passata da 20 a 40’000 abitanti con la fusione, ha moltiplicato il carico di impegni del municipale. Che evidentemente non è stato in grado di sopperire alla mole di lavoro.
  3. A questo aggiungiamo, perché non siamo forcaioli senza cuore, che la recentissima perdita di Paglia, che ha visto la figlia soccombere per un tumore, ha probabilmente minato la sua lucidità e la sua capacità di concentrazione. Una constatazione amara che se da una parte ci aiuta a capire, dall’altra non può essere purtroppo una giustificazione.
  4. Un municipale in una città come Bellinzona, ha dei collaboratori e dei funzionari. Anch’essi, a meno che non siano scagionati dall’audit, hanno le loro responsabilità.
  5. Il Municipio è tecnicamente incolpevole, se è vero che una maggiore comunicazione aiuta sempre, è anche vero che ogni dicastero, come ogni dipartimento governativo, è un settore indipendente sottoposto alle decisioni del capo dicastero, che deve eventualmente riferire agli altri i problemi, ponendo però già soluzioni ipotetiche per risolverli.

Il Municipio, appena saputo dei sorpassi di spesa, ha bloccato i lavori e ha avviato degli audit su tutta la questione e Paglia ha avuto la decenza di autosospendersi. Oggi però, Paglia, a sorpresa, dichiara di non volersi dimettere.

Un agire che lascia veramente basiti, quando in molti si immaginavano le sue dimissioni sul tavolo, se non oggi, perlomeno nei prossimi giorni.

«Al momento non ritengo di dover presentare le dimissioni. Ho svolto il mio lavoro in buona fede. Ammetto di aver commesso degli errori dal punto di vista della gestione politica dei tre progetti. Ma ribadisco: non ritengo di dovermi dimettere».

Leggiamo dal Corriere. Una follia. Non è possibile in un caso del genere, dove il capo dicastero ha messo in imbarazzo il suo partito e tutto il Municipio della Capitale, invocare la buona fede. È evidente, e usiamo un eufemismo, che qualcosa non ha funzionato. E allora o è colpa di funzionari fraudolenti, che dovranno prendersi le responsabilità del caso, e Paglia era all’oscuro di tutto, oppure è lui stesso responsabile del dissesto finanziario e la cosa non può passare con un rabbuffo e un castigo nell’angolo. E il fatto che non siano state riscontrate malversazioni, è una misera consolazione.

Se è vero che (come scrivono gli autori dell’audit) che gli altri municipali hanno avuto un comportamento acritico e benevolo, questo è molto probabilmente e purtroppo dovuto al lutto di Paglia. È infatti abbastanza logico non tartassare una persona che ha subito un’ordalia del genere, il che ci rende spesso ed effettivamente acritici e disposti a tollerare cose che normalmente non avremmo digerito.

Una brutta storia, in cui sicuramente aspetti umani e di empatia hanno favorito il deteriorarsi della situazione, permettendo il disastro finanziario. Disastro che ora si ripercuote anche sull’ex ospedale di Ravecchia, che avrebbe dovuto essere acquistato per farne la Casa delle Culture, acquisto ormai sfumato, visto l’ammanco milionario.

Nonostante la comprensione per la tragedia famigliare di Paglia, pensiamo che sia doveroso dare le dimissioni, anche perché la fiducia dei cittadini e dei colleghi è ormai incrinata. L’agire ostinato di Paglia non solo non risolve il problema, ma ne crea altri, rischiando inoltre di rendere deleterio il clima in Comune.

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