Bruno Morchio, un noir inquietante e attuale

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Un noir con due protagonisti giovanissimi. Siamo in una Genova senza mare ma con tanta polvere. Un noir inquietante e attuale, Bruno Morchio colpisce ancora.

«Dove crollano i sogni», il nuovo libro di Bruno Morchio, intriga fin dalle prime pagine i suoi affezionati lettori per diversi motivi. Tutti in «assenza». Non ha come protagonista l’eroe seriale Bacci Pagano e non è un giallo. E’ ancora ambientato a Genova ma distante dagli amati caruggi; nemmeno c’è il mare ma al suo posto, tanta e tanta polvere. Racconta anche di un morto ma non è l’indagine a colpire, sono i personaggi che animano la storia. Alla fine delle 240 pagine lette non se ne esce contenti per la risoluzione del caso ma inquieti. «Dove crollano i ponti» è un gran noir. Come tale va a perscrutare la profondità dell’animo umano, i suoi risvolti più nascosti.

La storia vive nel racconto-confessione in prima persona di Ramona, una ragazza che si fa anche chiamare Blondi. La sua vita è un ciondolare tra le panchine di un miserevole parco e la propria abitazione, condivisa e governata da una mamma in vena di autodistruzione (quando non lavora, presso un ospizio, passa il tempo a bere davanti al televisore). Blondi se la fa con il belloccio della compagnia, Chris. Uno che non ha voglia di lavorare perché «non gli piace» (e così ha rifiutato il posto offertogli dallo zio, un piccolo imprenditore) e si accontenta della paghetta che gli passa il padre, una brava persona con il vizio del gioco e con i sensi di colpa per essersi perso tutto, beni materiali ma anche affetti. Come si può notare un «bel quadretto», inserito in un contesto di polvere e ancora polvere, sotto il ponte crollato.

In questa desolazione si muovono i due ragazzi che sembrano camminare sul ghiaccio. Non hanno passato e nemmeno presente. Ogni tanto nella loro vita fa capolino un barlume che non è speranza ma disperazione. Come ad esempio la pubblicità intravista su di una rivista abbandonata in una sala d’aspetto. Questa réclame magnificava un paese lontano, un paradiso in terra: la Costa Rica. Ed è qui che assume spessore la storia tessuta da Morchio, una storia che non andiamo a rivelare perché faremmo un torto ai lettori. Per dare un’idea potremmo indicare «La ballata dell’amore cieco (o della vanità)», di Fabrizio De André, ma si tratta solo di un indizio. Meglio lasciare al gusto della scoperta il susseguirsi dei fatti, visto anche che il ritmo della scrittura si sposa magnificamente ai contenuti narrati e la capacità di coinvolgimento di Morchio è davvero magistrale. La sua grandissima bravura nella caratterizzazione psicologica dei personaggi è confermata ed il contesto socio-economico da sfondo si trasforma in protagonista. Le energie tossiche dei due ragazzi si incontrano e sviluppano, andando a creare un crescendo in destinazione tragedia.

Davvero un gran bel libro, che ci si permette di consigliare caldamente. Perché sono diversi i temi affrontati e per ognuno di questi si hanno percezioni e letture diverse. I rapporti famigliari, quelli fra i giovanissimi che sembrano criceti stanchi in una ruota pigra, le incomprensioni generazionali, il vuoto come aria quotidiana.

Bruno Morchio, ce ne fosse bisogno, zittisce una volta di più i detrattori del genere «noir», quelli per cui «basta un morto e la storia vende». Non è così, ci vuole ben altro per essere ascoltati e sentiti. Tant’è che, proprio in chiusura di questi appunti ci si rammenta che in questa storia c’è anche un morto, quasi ce lo dimenticavamo … .

«Dove crollano i sogni», di Bruno Morchio, 2020, ed. Rizzoli, 2020, pag. 240, Euro: 18,00.

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