Che diritto ho rispetto agli animali?

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La legge sulla caccia in votazione il 27 settembre suscita molte emozioni ma poche discussioni che vadano al di là di prese di posizioni scontate.

Ad esempio, una mia amica che non è una cacciatrice, non entra nemmeno in argomento: bisogna votare sì. Eppure, è una persona intelligente e sensibile, ma secondo lei lupi, linci ed altre specie non hanno spazio sul nostro territorio. E lo stesso vale per molte altre persone. Le nostre montagne e i nostri boschi sono di nostra proprietà e dei nostri animali domestici. È, in fondo, lo stesso ragionamento che ha portato al rifiuto dei due progetti di parco nazionale.

Pur capendo le motivazioni di fondo, il ragionamento è profondamente sbagliato. La pandemia che sta cambiando le nostre vite, dovrebbe insegnarci qualcosa e cioè che questi virus arrivano all’uomo proprio perché ha invaso lo spazio di molti animali (non solo pipistrelli e simili), implementando un contatto innaturale. In un recente filmato visibile sul sito di un quotidiano italiano si vedono dei cervi che passeggiano di notte in un piccolo centro abitato e stanno mangiando plastica, invece di andare nei vicini prati a nutrirsi di tenera erbetta.

La popolazione è aumentata in maniera impressionante nell’ultimo secolo ed è quindi naturale che vada ad occupare nuovi spazi, ma questa strategia è molto pericolosa perché, parallelamente, distruggiamo molte specie animali e vegetali, e più distruggiamo più la nostra sopravvivenza è in pericolo.

In fondo la domanda alla quale rispondere al 27 di settembre è relativamente semplice: dobbiamo permettere che centinaia di pecore o capre possano pascolare liberamente sulle nostre montagne per due o tre mesi l’anno o permettere a lupi e linci di mangiarne alcune decine (la cui perdita è rimborsata agli allevatori)?

La convivenza è veramente impossibile? Perché invece non proviamo a studiare cosa si fa in quelle regioni dove lupi, linci e orsi convivono con l’uomo più o meno tranquillamente da sempre? Vogliamo veramente dare ai singoli cantoni il potere di decidere del futuro di questi animali che evidentemente non conoscono i confini? Siamo sicuri che i nostri interessi, sono superiori ai diritti degli animali?

Nessuno mette in discussione che ci possano essere dei casi estremi nei quali bisogna intervenire, ma come? In Canada quando gli orsi bianchi, che non sono particolarmente amichevoli, si avvicinano agli abitati, vengono addormentati e portati con un elicottero a chilometri di distanza. In paesi come la Spagna o nei Balcani le greggi sono protetti da cani appositamente addestrati. In fondo che diritto abbiamo noi di decidere del futuro di animali, che in alcuni casi erano quasi scomparsi e che ora stanno tornando ad occupare quello che è sempre stato il loro territorio?

Ragioniamo per assurdo e proviamo a immaginare come sarebbe il pianeta se Dio – o chi per esso – si fosse dimenticato di portare sulla Terra l’uomo. Sarebbe probabilmente un posto bellissimo, dove animali e piante vivrebbero in equilibrio secondo un ordine naturale. L’uomo invece è risultato una specie invasiva. Non possiamo cambiare il corso dell’evoluzione, e nemmeno pensare di eliminare questo strano animale che è l’uomo, ma forse è ora di iniziare a ragionare in maniera un po’ meno antropocentrica.

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