Chi è Francesco Sottobosco?

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C’è un una specie di Zorro che da Facebook con cadenza giornaliera dispensa stilettate ironiche, talvolta caustiche, ma sempre cariche di un riso amaro, amarissimo a commento della realtà, ma soprattutto di certa politica cantonticinese. E non uso cantonticinese a caso. Costui si chiama Francesco Sottobosco. La sua però è un’identità farlocca, perché la foto del suo profilo è quella di Kevin Spacey, protagonista della serie tivù “House of Cards” che racconta e svela gli intrighi del potere, non fosse altro per il fatto che questo è proprio il sottotitolo in italiano della serie di cui Frank Underwood è protagonista.

Frank è un uomo cinico e spietato, disposto a tutto pur di raggiungere i vertici del potere. Non a caso verrà eletto presidente e, nella propria corsa verso la Casa Bianca, sarà spalleggiato dalla moglie Claire, pure lei senza scrupoli e gran manipolatrice. Frank Undewood che, tradotto nella lingua di Dante, risulta essere: Francesco Sottobosco. E il Sottobosco nostrano, che ha ben oltre 1500 amici, stando a quel che si legge sul suo profilo Facebook è il presunto Gran maestro di una fantomatica Loggia Massonica La Foca. Inoltre, il nostro eroe mascherato, dice di essere nato e di vivere a Bellinzona, cioè nella Washington del bel Ticino.

Per quel che mi riguarda, tempo fa conoscevo un Emilio Sottocorno. Sembrava appena uscito da un manga giapponese, non molto alto, voce stridula, in grado di arrossire in due secondi netti, e così tutte le volte che incrocio un post di Sottobosco, non so perché, ma penso a lui. A quel bizzarro compagno di scuola del quale conservo ormai solo un vago ricordo. Voglio immaginarmelo così Sottobosco. Poiché il celeberrimo “fake che si nasconde dietro l’anonimato bacchettando tutti dall’alto della sua presunta sapienza” è ormai diventato parte della mia (e non solo mia) quotidianità social. E i suoi post mi bastano.

A me non interessa sapere davvero chi sia, chi si nasconda dietro a Francesco Sottobosco, anche se la cosa non nascondo che un po’ m’incuriosisca. Così come la sua identità solletica la curiosità di molti altri miei colleghi giornalisti della carta stampata e non. Ma un po’ come in Dark, un’altra serie televisiva questa volta tedesca e tutta giocata sui viaggi nel tempo, la domanda qui non è dove si nasconda e chi sia ma quando e perché Don Diego de la Vega abbia iniziato ad essere Francesco Sottobosco.

mi son rotto il cazzo di vivere nella bible belt elvetica. Abbiamo in gran consiglio, in televisione e in posti chiave gente col cilicio, cristodio. sempre a fare quelli indietro come le palle dei cani davanti a tutta la nazione. #ancheoggiciemancipiamodomani”, ad esempio scriveva a commento del sì tutto cantonticinese all’iniziativa UDC per bloccare l’accordo di libera circolazione con i Paesi dell’Unione Europea. Un pensiero che, come capita spesso – lo confesso – mi sento di condividere appieno con il fustigatore mascherato, soprattutto pensando al clima incestuoso, alle tribù che popolano e regnano a Sud delle Alpi tenendo in scacco da secoli questo aspro lembo di terra che va da Airolo a Chiasso. Perché il voto ticinese di domenica è fuori dal tempo e dalla storia.

Di Sottobosco ho capito che, oltre alle serie tivù, ama molto il cinema. Dal “Non ci resta che piangere” di Benigni e Troisi ai Simpson, da Kubrick ai Monty Python passando per Tarantino. E proprio come quel Don Diego de la Vega, noto ai più come Zorro, si è scelto un alter ego segreto per poter, da abile spadaccino qual è, infilzare con le parole qualche amara verità che tutti noi sappiamo, ma che in pochi osano dire apertamente. Forse perché veramente il Ticino ricorda, oggi più che mai, la California spagnola di fine Settecento. E allora ben venga un giustiziere mascherato, magari pure lui figlio di un ricco proprietario terriero, pronto alla bisogna a disegnare una zeta sulle chiappe del sergente Norman Gobbi di turno. Certo, forse solo una magra e grama consolazione, ma pur sempre meglio di nulla.

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