Cittadino calciatore Luis “vampiro” Suarez

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Se uno manda la palla in rete per il club più blasonato d’Italia, la Juve degli Agnelli, gli neghi la cittadinanza? Ok, però la legge dice che devi avere un livello minimo di comprensione della lingua del posto. Anche se al tuo mestiere non serve. Chiellini ti sta addosso come una mignatta? Mica gli devi parlare: gli dai una “cagnata” sul collo e lui capisce al volo. E se la pelle sudata ti lascia in bocca un gusto salmastro, con una smorfia di disgusto e uno sputacchio ti passa.

E l’esame all’Università per stranieri di Perugia? Sarà mica un problema “per uno che fa 10 milioni l’anno” (prof. dixit). Li spende a Torino, arricchisce l’economia in crisi. Veramente l’economia l’arricchisce pure il conciatore di pellami e lo stalliere sikh che si occupa delle bufale da mozzarella: anche loro possono tentare di raggiungere il livello B. Ma l’esame dure dure ore e mezza e non ci sono sconti, anzi, se sbagli un verbo sei rimandato. Falsi italiani (ma anche falsi svizzeri) ne abbiamo già troppi. Suarez invece impiega solo 20 minuti.

La “Gazzetta dello Sport” sicura di aumentare la tiratura con le imprese del “pistolero” e timorosa di offendere l’acquirente, la Juventus, non ha dubbi. Solo 20 minuti? Sarà perché la moglie è italiana: il modo migliore per conoscere una lingua consiste nel conoscere una donna. Matematico. Matematico? Por el nada de nada: gnanca ‘n po’. Il responso dei docenti è chiaro: “non spiccica una parola”. “Parla solo all’infinito”. E allora? Semplice: gli si dice tutto prima: poche parole da studiare a memoria. Un po’ come quei liceali ticinesi che all’esame di maturità a Napoli ricevevano il foglietto dal professore. Ma il procuratore di Perugia, tra l’altro napoletano, e chissà forse anche tifoso della sua squadra, non è certo delle conoscenze della lingua di Dante dell’uruguiano e ordina intercettazioni che non lasciano dubbi: l’esame è una farsa, Suarez deve avere un 3, il minimo per diventare cittadino.

La Juventus non è indagata anche se proprio innocente non si direbbe, visto che si ritiene in dovere di comunicare all’Università: “ve ne manderemo altri”. Dal che si deduce che dare la cittadinanza a un calciatore aumenta il prestigio dell’ ateneo. Oltretutto, al danno si aggiunge la beffa: tanto rumore per nulla, perchè Suarez, malgrado il suo certificato di lingua italiana che l’ha fatto “comunitario” e dunque nei parametri necessari per un ingaggio, è passato all’Atletico Madrid. Vuoi dire che la Juve aveva avuto sentore di ció che sarebbe accaduto? A inchiesta conclusa ne sapremo (forse…) di piú.

Intanto il PD, sull’onda del buon risultato alle recenti “Regionali” rilancia lo “jus soli” per un milione di stranieri nati in Italia. Di recente la Svizzera ha introdotto la cittadinanza elvetica automatica alla terza generazione degli stranieri presenti sul nostro territorio. Non è il caso per i figli di chi è arrivato da noi nel dopoguerra (“abbiamo chiesto braccia, sono arrivate persone” – Max Frisch): i cosidetti “secondos” oltre i 15 anni, secondo una statistica ufficiale del 2018 sono 520’000.

Italiani e spagnoli ottengono risultati migliori dei nostri negli studi e nell’apprendistato. Hanno voglia di farcela, di integrarsi, e in molti casi riescono. Per la gioia dell’UDC e della Lega che li definiscono “svizzeri di carta”. Per loro la cittadinanza non è scontata. Per i loro figli, fra una ventina d’anni si: allora saranno “terzos”…terza generazione. E veri rossocrociati: degni di un caffè con Quadri, Gobbi, Chiesa e compagnia bella.

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