Clamoroso, IKEA: sì al congedo paternità

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C’è chi si ostina a osteggiare certe innovazioni ormai applicate da tutti, come l’UDC, e chi invece le sposa con una politica di marketing lungimirante. Ecco perché IKEA sostiene il congedo paternità alla faccia dei democentristi.

Sappiamo che la Svezia ha una delle politiche più progressiste al riguardo. I genitori di entrambi i sessi hanno diritto a 480 giorni (16 mesi) di congedo parentale retribuito a circa l’80% del loro stipendio, più giorni di bonus per i gemelli. I papà svedesi devono coprire almeno una parte di quei 16 mesi e il congedo non scade fino a quando il bambino non ha 8 anni.

Anche nel resto d’Europa il congedo paternità è un diritto, solo la Svizzera, che per certe cose è più lenta del Vaticano nel modificare le proprie leggi, non ha ancora un congedo paternità. Stessa figuraccia la fece, sempre la Svizzera, istituendo il servizio civile solo nel 1996, anche lì, con la Grecia, fummo tra gli ultimi in Europa.

A remare contro è l’UDC, che a parole fa la paladina del popoplo ma in realtà difende i bei dollaroni delle imprese e dell’amico miliardario Blocher. Insomma, gli UDC sono gente che sta bene, e i loro interessi coincidono raramente con quelli del popolino. (leggi qui sotto)

A dare una spallata da maestri alla questione, entrando di forza nel dibattito, IKEA che con degli spot pubblicitari ironici e divertenti sui social, fa propaganda proprio per il congedo paternità (guarda qui sotto).

A riprova che il collocamento di un brand commerciale, oggi spesso passa anche per la politica, meglio se sociale o verde. Sul sito di IKEA troviamo scritto:

“…Per noi di IKEA è importante creare un ambiente a misura di famiglia sia per la nostra clientela che per il nostro personale. Vogliamo essere un posto dove le famiglie si sentano benvenute e a proprio agio durante gli acquisti. Ai nostri collaboratori e alle nostre collaboratrici desideriamo offrire un clima aziendale che consenta loro di poter condividere gli impegni familiari con i propri partner. Ecco perché in IKEA Svizzera i neo-papà, e quindi anche le loro/i loro partner, possono godere dal 2017 di un congedo di paternità di sei settimane. Perché crediamo nella parità e nella responsabilità condivisa.

Il 27 settembre l’elettorato svizzero sarà chiamato a votare sull’introduzione di un congedo di paternità di due settimane. Noi supportiamo questa causa, perché un simile congedo rappresenterebbe un passo importante verso una maggiore parità e responsabilità condivisa.”

Un assist clamoroso, per un’azienda che in fondo si rende conto che concedere ai propri dipendenti, crea un ritorno commerciale, probbailmente in dedizione al lavoro e all’azienda. Di diversa pasta gli imprenditori UDC, che hanno una mentalità vittoriana in stile Mr Scrooge, dove il dipendente è solo un’entità da spremere e sfruttare al meglio.

Siamo onesti, IKEA si sarà anche fatta i suoi calcoli, e certo né Christoph né Magdalena Blocher comprano i mobili smontabili svedesi.

Ma la gente sì, quella normale, che magari ha anche pochi soldi e tanti figli.

Per cui, se un’azienda fa una politica sociale e ambientale, ben venga. Di sicuro smoccolare qualche bestemmia in meno quando scopriremo di avere montato un cassetto al contrario sarà doveroso.

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