Come l’acqua per gli elefanti

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Da una recente ricerca è emerso che tra le maggiori paure della popolazione elvetica, ben prima del timore per il Coronavirus e la pandemia, c’è quella di trovarsi improvvisamente sprovvisti di acqua potabile, poiché contaminata o inquinata irrimediabilmente. Tra le immagini che ricorrono – pensiamo solo a certi film – ce n’è una vista in più di un’occasione: quella di qualcuno che, immerso nella natura, si abbevera a una fonte di acqua limpida e cristallina, o almeno così è ma solo all’apparenza perché a poca distanza immancabilmente galleggia la carcassa di un animale morto o c’è un fusto arrugginito che sta rilasciando lentamente nell’ambiente circostante una qualche sostanza chimica.

Del resto l’acqua è fonte di vita. La vita è nata nell’acqua e, proprio per questa ragione, la percentuale di acqua di cui ogni essere vivente, uomo compreso, è composto è assai elevata. Eppure proprio nell’acqua si possono nascondere insidie e pericoli inattesi. A confermarcelo c’è per esempio la misteriosa morte di massa di elefanti registrata in Botswana dove sono morti centinaia di questi animali. Fin da subito si è escluso che all’origine di questo impressionate numero di decessi vi fosse la mano dei bracconieri, immaginando invece come ipotesi quella dell’avvelenamento da parte di tossine presenti nell’ambiente. E ora è purtroppo arrivata la conferma ufficiale. A uccidere i pachidermi sono stati i cianobatteri.

Proprio loro. Gli stessi batteri che hanno colorato di verde pisello, manco fosse vernice, il Ceresio. Portando al divieto di balneazione delle scorse settimane. Un nemico invisibile, ma estremamente pericoloso è la causa della strage di elefanti che si è consumata negli ultimi mesi a migliaia di chilometri da noi. In Botswana si conta la più grande popolazione di elefanti al mondo, stimata in circa 130.000 esemplari. Eppure, dal mese di marzo a oggi, ne sono morti ben trecento proprio a causa dei cianobatteri che crescevano nelle pozze d’acqua in cui i pachidermi, da sempre, trascorrono buona parte del loro tempo.

Di più, probabilmente qualcuno di voi ricorderà il film “Come l’acqua per gli elefanti”, e il senso del titolo si riferisce proprio a qualcosa di grande, di essenziale e necessario per loro. L’acqua per gli elefanti fa immediatamente pensare a qualcosa di vitale dato che questi animali possono bere fino a 250 litri d’acqua al giorno, una quantità enorme. Come acqua per gli elefanti ci rimanda a un elemento fondamentale. Per noi come per loro.

Le morti sono diminuite verso la fine di giugno, in coincidenza con l’asciugatura delle paludi. All’origine di quest’ecatombe c’erano dei cianobatteri che producono neurotossine, certo. Va aggiunto però che ad aver favorito e alimentato la proliferazione dei cianobatteri ci sono da una parte l’inquinamento e dall’altra il surriscaldamento globale di cui, in Botswana come a Lugano, l’unico vero colpevole è l’uomo che è stato capace di rendere reale e tangibile e drammaticamente attuale una delle sue più grandi paure. Chapeau.

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