Di Madonne, Ferragni, e laicità incompiuta

Di

Chiara Ferragni può piacere o meno, ma alcuni attacchi che l’influencer italiana riceve rasentano il ridicolo e sono il riflesso, in buona sostanza, dell’atteggiamento retrogrado e bigotto che ancora permea buona parte della società italiana, e non solo. Per una copertina di Vanity Fair in cui la Ferragni appare, in un lavoro di grafica digitale dell’artista Francesco Vezzoli, nei panni di una Madonna medievale, è scattata da parte del Codacons la denuncia per blasfemia.

Secondo il Codacons “L’immagine che raffigura la Ferragni nei panni di una moderna Madonna con bambino dipinta da Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato [N.B. una scelta editoriale della rivista e non della Ferragni] sfrutta la figura della Madonna e la religione a scopo commerciale, essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria ‘macchina da soldi’ finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all’acquisto di questo o quel bene”. “Non è una provocazione, ma una grave mancanza di rispetto per i cristiani, per l’intero mondo religioso e per l’ arte in genere“ aggiungono nell’esposto alla Procura della Repubblica e al ministro dei Beni Culturali Franceschini, parlando addirittura di “indignazione e raccapriccio” suscitato nell’opinione pubblica. Neanche avesse preso a morsi il Bambinello.

L’associazione dei consumatori non è nuova a iniziative del genere: nel gennaio di quest’anno a finire sotto accusa fu una pubblicità di divani in cui il Padreterno invitava, con voce dall’alto dei Cieli, a “concedere sconti al prossimo”. E se si pensa che per il Codacons il sentimento religioso vada tutelato in senso assoluto, ecco che però si viene smentiti: nel 2018 esso definì “un danno per il Paese” la copertura delle parti pubiche di una statua con un drappo richiesta dai musulmani presenti ad un convegno sul dialogo interreligioso. Come a dire: se si offendono i musulmani, cazzi loro, se si offendono i cristiani facciamo le denunce per blasfemia.

Già di per sé fa ridere che nel 2020 esista ancora da qualche parte in Occidente il reato di blasfemia, invocato, spesso, proprio dalle persone che magari considerano incivili e retrogradi i Paesi musulmani nei quali vigono leggi severe per il medesimo reato: leggi che, e lo aggiungo per evitare fraintendimenti, non dovrebbero comunque avere spazio in nessun Paese che si dica civile. E fa riflettere il fatto che chi oggi si sente offeso dalla Ferragni in versione Madonna, probabilmente 5 anni fa proclamava “Je Suis Charlie” e sosteneva la libertà di espressione contro il vile attentato alla redazione di Charlie Hebdo dovuto alle vignette contro il profeta Maometto. Il sentimento religioso da rispettare a seconda della religione, insomma.  E chissà che faccia farebbero i nostri nuovi Torquemada se sapessero (ma magari lo sanno e fan finta di niente) che molte delle modelle ingaggiate per dipingere Madonne con bambini e Sante varie nei secoli passati erano spesso prostitute o donne, comunque, considerate di poca moralità tanto da spogliarsi davanti a un uomo senza pudore. Caravaggio, ad esempio, nel ” Riposo durante la fuga in Egitto” ritrae, nei panni di Maria, Annuccia Bianchini, una prostituta che frequentava, e che pare essere anche la stessa immortalata nella celeberrima Morte della Vergine, mentre sempre “donna di vita” era la Fillide Melandroni ritratta come Santa Caterina d’Alessandria, e sua collega fu altresì la Maddalena Antognetti che presta il suo volto a diverse Madonne come quella dei Pellegrini o dei Palafrenieri.

La verità, è che è completamente fuori dal tempo l’esistenza di un reato di blasfemia o di offesa alla religione in un Paese che si professa laico ma che evidentemente è ancora pesantemente gravato da tentazioni neoconfessionali, ben canalizzate in determinati leader politici che baciano il Rosario in comizi pubblici affidando l’Italia al Cuore Immacolato di Maria. E dire che già nel 2017  il Consiglio Onu per i diritti umani ha condannato le legislazioni che criminalizzano la blasfemia, compresa quella italiana ma anche quella greca, che prevede addirittura il carcere per chi bestemmia, mentre in Italia la bestemmia è stata depenalizzata solo nel 1999 e tramutata in illecito amministrativo che prevede una multa, estesa a tutte le religioni offese. 

Immaginiamo che se la Ferragni fosse apparsa con le poppe di fuori, probabilmente il Codacons non avrebbe probabilmente mosso un dito, come non ha mai fatto per le innumerevoli pubblicità che a scopo commerciale utilizzano il corpo femminile (e anche quello maschile, meno spesso), riducendolo a oggetto sessuale per attrarre nuovi clienti: tette e culi per vendere qualsiasi cosa vanno bene, ma guai a toccare Dio o la Madonna, apriti cielo, si allestiscono i roghi virtuali sulle piazze telematiche, si grida alla blasfemia, ci si straccia le vesti come novelli Caifa. È interessante anche chiedersi se il “raccapriccio” che la Ferragni in versione Madonna susciterebbe nell’opinione pubblica sia quanto meno pari a quello che provocano obiettivamente determinate notizie, come quelle sulle stragi di migranti in mare, di fronte alle quali anche diversi buoni cristiani reagiscono con commenti carichi di odio.

In un Paese laico, bisogna accettare che anche la religione debba sottomettersi alla libertà di espressione, quando l’offesa non sia, chiaramente, discriminatoria e razzista: perché paradossalmente è proprio questa libertà di potere, sì, anche prendere in giro Dio, la Madonna, Maometto o Visnù che segna il netto confine rispetto a società in cui la sottomissione dello Stato alla religione dominante produce continue e ripetute violazioni dei diritti umani e delle libertà civili. Indignarsi oggi per la Ferragni vestita da Madonna è, piaccia o meno ammetterlo, esattamente analogo all’offendersi per le vignette su Maometto: e se la reazione è diversa è solo perché abbiamo abolito l’Inquisizione, e pure da relativamente poco. Almeno ufficialmente. 

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!