Disabile leghista finge aggressione

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Finge un’aggressione per avere pubblicità gratuita. Pochi giorni fa un candidato della Lega ad Alessandria è stato denunciato dai carabinieri per simulazione di reato.

Ci sono un sacco di modi per far parlare di sé alle elezioni. Magari, anche se è fuori moda, raccontare ciò che si vorrebbe fare. Poi ci sono quelli che vogliono le scorciatoie, come Emanuele Rachiele, candidato per la Lega nella cittadina piemontese.

Se la politica, come si dice, è una cosa sporca, c’è chi, come in questo caso, fa strame dell’etica e dell’onestà, pur di avere qualche possibilità in più di venire eletto. La storia ha dell’assurdo e sinceramente è anche talmente triste da risultare nauseante.

Emanuele Rachiele aveva denunciato un’aggressione da parte di ”un uomo di colore”. La sua tesi era sostenuto da un amico, denunciato anche lui, che lo avrebbe “salvato” dai violenti propositi dell’aggressore.

Siamo di fronte ad un’accusa vergognosa e squallida, un’accusa che, secondo i due, avrebbe dovuto fare leva, supponiamo, sull’astio leghista nei confronti degli immigrati, cosa di meglio allora che accusare il fantomatico uomo nero di turno? D’altronde i siti di estrema destra poi fatti allegramente rimbalzare dai vari leader leghisti o di Fratelli d’Italia si nutrono come sciacalli di qualsiasi notizia negativa coinvolga uno straniero o un immigrato, ignorando bellamente reati analoghi commessi da italiani.

La cosa ancora più triste è che Rachiele è disabile e costretto in carrozzina, il che avrebbe reso la presunta aggressione ancora più odiosa, leggiamo da La Stampa:

“Emanuele Rachiele, giovane di 19 anni e disabile che si muove in carrozzina, aveva raccontato di essere stato aggredito da uno sconosciuto con il volto parzialmente travisato che voleva rubargli il borsello mentre percorreva sulla sua sedie a rotelle le strade del centro cittadino e poi di essere stato soccorso dal suo amico di 16 anni che passava di lì casualmente ed era stato attirato dalla sua richiesta di aiuto.”

Un agire che oltretutto mette una grande tristezza. Perché cercare la compiacenza del branco, da ragazzi è normale. Ci rendiamo però conto a che punto deve essere arrivata la mente di Rachiele, al punto di escogitare questo trucco per poter avere l’approvazione dei gaglioffi che frequenta. E soprattutto mette tristezza che qualcuno che subisce sulla propria pelle delle discriminazioni sfrutti gli emarginati per farsi pubblicità e per acuire l’odio nei confronti dell’altro.

Una storia sbagliata. Una storia di sconfitti dove non vince nessuno, o meglio, vince il razzismo leghista, quella cultura dell’odio che contagia tutto e tutti come un veleno. Avercela con Rachiele è difficile, c’è una profonda pena in questa narrazione, una cortina greve e pesante che percepiamo tutti. Rachiele crescerà e speriamo capirà il suo errore, non quello di accusare qualcun altro, ma quello di voler essere per forza parte di un gruppo di sbagliati, di persone tristi e vuote. Persone incapaci di vedere oltre le barriere, barriere che un disabile dovrebbe riconoscere bene. Barriere che però non esistono sulle soglie e negli androni dei palazzi, o sulle scalinate, ma nella mente di ognuno di noi.

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