Epica Etica Etnica Pathos, i 30 anni di un manifesto decadente 80

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Compie 30 anni “Epica Etica Etnica Pathos”, ultimo lavoro dei CCCP, profeti e mullah del punk filosovietico italico. Un album che ha ampiamente senso definire epocale, manifesto della disgregazione parallela di un intero mondo a partire dalla caduta del Muro di Berlino, e per effetto domino successivamente della stessa Unione Sovietica da una parte, e della band che ne segue le sorti dall’altra. 

Dei CCCP si è detto tanto e mai abbastanza: il binomio musica – teatralità impersonato da un lato dal muezzin del punk basso-padano Giovanni Lindo Ferretti insieme al fido chitarrista Massimo Zamboni, e dall’altro dalla “benemerita soubrette” Annarella Giudici e dall’ “Artista del Popolo” Danilo Fatur ha rovesciato gli schemi del punk come lo abbiamo conosciuto. Non c’era da incendiare Londra, ma il piano padano (Rozzemilia), non si parlava di un Regno Unito in preda all’anarchia ma di un’Emilia paranoica in cui il nemico non era l’ordine costituito, ma la triade consumistica Produci-Consuma-Crepa. Il tutto avvolto dall’estetica filo-sovietica (ma, si badi bene, non filo-comunista) che strizzava spesso l’occhio a suggestioni mediorientali come quelle che portano Ferretti a declamare, anzi, salmodiare “Allah è grande, Gheddafi è il suo profeta!” nella Punk Islam dell’album di esordio, fino all’imprevista(ma quanto imprevedibile?) esplosione di Ferretti nella preghiera mariana “Madre”, che all’osservazione che i punk li avrebbero uccisi per questa incredibile svolta filo-religiosa, rispose “Si vede che non sono veri punk”.

E poi accade che cade il Muro, il blocco sovietico vacilla, si profila un nuovo mondo all’orizzonte, e qualcosa nella band cambia radicalmente: entrano nella formazione gli ex-Litfiba Gianni Maroccolo al basso, Francesco Magnelli alle tastiere e Ringo De Palma alla batteria, e nel settembre del 1990 nasce “Epica Etica Etnica Pathos”, l’atto finale della disgregazione del mondo su cui la band aveva costruito il suo immaginario che diventa a sua volta disgregazione del punk stesso. Registrato in un antico casale riadattato dal gruppo, che vi si trasferisce per mesi per realizzare l’opera, EEEP è un vero e proprio manifesto della Fine, in quattro parti, appunto l’Epica, l’Etica, l’Etnica, il Pathos: fine di un mondo, di un’ideologia, dell’impegno politico, e dunque desistenza, ritiro nella pace agreste, ritorno all’intimità e ai sentimenti. C’è la noia mista all’insorgente dramma delle tossicodipendenze, segno del crollo degli ideali di cui colmano il vuoto e che si porteranno via di là a poco De Palma prima dell’uscita del disco in “Aghia Sophia” (Tedio domenicale: quanta droga consuma,Tedio domenicale: quanti amori frantuma, Aghia Sophia), e “Narko$” (Il mondo si sgretola rotola via Succede è successo si sgretola e via Il mondo si sgretola rotola via Succede è successo si sgretola e via Narcotico frenetico smanioso eccitante Stupefacente narcotrafficante Stupefacente abrogazionista Stupefacente proibizionista Stupefacente rampante socialista Stupefacente asfissiante progressista). E il crollo e il disgregarsi ritorna ancora, in uno dei pezzi più celebrati del disco, “Depressione Caspica”, quasi un presagio degli eventi da lì a un anno nella Madre Patria Sovietica: 

Ecco che muove, sgretola, dilaga
Uno si dichiara indipendente e se ne va
Uno si raccoglie nella propria intimità
L’ultimo proclama una totale estraneità

Arriva il disimpegno, il distacco dalle passioni del mondo scosso dalla Guerra Fredda, il ritiro nella pace agreste e della vita popolare  (Campestre o In occasione della festa) . E infine il Pathos, che non riesce più a diventare ribellione e rivolta, ma solo un rabbioso anatema, con Ferretti che si fa Cassandra di tempi non troppo lontani da venire: Soffocherai tra gli stilisti, Imprecherai tra i progressisti, Maledirai la Fininvest, Maledirai i credit cards. Fino a sfumare, dissolversi nell’immensa malinconia dell’unico pezzo davvero “romantico” del gruppo, quella “Annarella”, ispirata a Ferretti dalla morte del padre e poi dedicata alla “benemerita soubrette” Annarella Giudici, ultimo atto di riconciliazione prima dell’abbandono del gruppo da parte della stessa: perché alla fine del mondo precedente, sulle macerie dell’ideologia, resta solo questo, l’amore, e la propria vita, che, quella si, non è ancora finita. 

Lasciami qui
Lasciami stare
Lasciami così
Non dire una parola
Che non sia d’amore
Per me, per la mia vita che
È tutto quello che ho
È tutto quello che io ho e non è ancora
Finita
Finita

Finita era invece, già prima della pubblicazione del disco, l’avventura della band: come dalle macerie dell’URSS sorgeva la C.S.I. (Comunità di Stati Indipendenti), dalle ceneri dei CCCP nasceva il Consorzio Suonatori Indipendenti, C.S.I. Un’altra musica, un’altra storia, fino all’attuale svolta di Ferretti in senso cattolico e a tratti reazionario, forse essa stessa ultimo atto punk di un’epoca di cui Epica Etica Etnica Pathos, a 30 anni di distanza, rimane un monumento musicale e ideale. 

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