Fauna e inquinamento, tutto com’era

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Se qualcuno s’era illuso pensando di aver in qualche modo invertito la tendenza che ci sta inesorabilmente conducendo verso la catastrofe climatica, è bene che si ricreda. La pausa, la ricreazione è finita. Un conto sono gli auspici, i buoni propositi, un altro è la cruda realtà. A ribadirlo è il nuovo rapporto dell’Onu, United in Science 2020, che ci mostra come le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono ormai tornate a livelli record e stanno continuando ad aumentare, avvicinandosi ai valori di prima della pandemia.

Le disgrazie comunque non vengono mai sole. Così come pure le pessime notizie. Anche quest’anno l’allarme lanciato dal WWF per me è di quelli da perdere il fiato, manco avessi ricevuto in regalo un calcio lì dove non batte il sole. Noi razza umana stiamo sfruttando e distruggendo la Natura a un ritmo senza precedenti. Il report, che ha monitorato quasi 21.000 popolazioni di oltre 4.000 specie di vertebrati tra il 1970 e il 2016, ci dice che sono state abbattute del 68% le popolazioni di animali liberi che popolano il Pianeta. Le ragioni? Sempre quelle. Le solite note e arcinote: deforestazione, agricoltura non sostenibile e commercio illegale di qualsiasi tipo di bestia selvatica. A lanciare l’allarme è il WWF che ha pubblicato il nuovo Living Planet Report 2020.

Andrew Terry, direttore e conservatore della Zoological Society of London, ha le idee in chiaro: “Un calo medio del 68% negli ultimi 50 anni è catastrofico e una chiara prova del danno che l’attività umana sta arrecando al mondo naturale. Se non cambia nulla, le popolazioni continueranno senza dubbio a diminuire, portando la fauna selvatica all’estinzione e minacciando l’integrità degli ecosistemi da cui tutti dipendiamo. Ma sappiamo anche che agendo sulla attività di conservazione delle specie possiamo allontanarci da questo baratro. Servono impegno, investimenti e competenza per invertire queste tendenze”.

L’unico vero problema è che auspici di questo tipo si ripetono ogni anno uguali, rimanendo sostanzialmente lettera morta. A chi frega davvero della tartaruga caretta caretta o del pappagallo cinerino? A parole forse a qualcuno, ma poi, nei fatti, il nostro stile di vita eretto di consumi che insozzano di rifiuti la Terra dopo averla spremuta come un arancio non cambiano di una virgola. Anzi. Dopo lo spauracchio del Coronavirus, le attività umane, inquinamento compreso, sono riprese a pieno regime. Come dire che la nostra natura di uomini è quella. Una specie di cancro per il Pianeta che davvero mi chiedo come si possa pensare che si trasformi nella cura con un semplice schiocco di dita.

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