Ferrara: Gobbi, ma se accadesse a te?

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Molta indignazione e perplessità hanno sollevato le dichiarazioni del ministro e capo del governo ticinese Norman Gobbi. D’altronde un ministro che ammette candidamente di farsi le leggi un po’ come vuole lui è un unicum in Ticino e probabilmente in Svizzera.

A dare una bella lezione di cosa vuol dire considerare le leggi, ma anche cosa sia il principio di umanità sul quale devono basarsi, Natalia Ferrara, deputata PLR ed ex procuratrice. La Ferrara scrive:

“Quando ero in carica come Procuratrice Pubblica mi chiedevo non una, ma almeno dieci volte, se una misura fosse proporzionale. La perquisizione domiciliare è un atto estremamente delicato, così come lo è interrogare qualcuno sulla sua vita personale, anche quando ha effettivamente commesso dei reati. Ho lavorato con decine di agenti non solo capaci, anche sensibili e attenti a fare il proprio dovere con fermezza ma con rispetto, sempre.

Mi dispiace che la volontà politica del capo dipartimento si rifletta negativamente sul corpo di Polizia, sull’autorità e sulle istituzioni in generale.

Questo servizio di Falò ci mostra cosa non dobbiamo fare. Non si può mai scordare che dietro ad ogni procedura c’è una persona. Prima di frugare fra gli effetti di qualcuno si dovrebbe sempre pensare “ma se accadesse a me?”.

Pensate a voi stessi, o ad uno dei vostri figli all’estero a studiare, che non ha commesso nessun reato ma che viene controllato come se avesse una bomba ad orologeria in cantina. Pensate a questo e chiedetevi se questo è un modo di proteggere il Ticino o piuttosto di isolarlo, facendoci passare per inospitali e ingrati. Perché – non scordatelo mai – nessuno dei casi presentati riguarda scansa fatiche, anzi. Lavoratori, non criminali. (…)

Smettiamola di dividere il mondo in stranieri e non. Cominciamo a chiederci come si comportano. E per cortesia, se non c’è evidenza di alcunché, non andiamo a frugargli nei cassetti della biancheria. Umiliare gli stranieri non ci renderà più svizzeri, anzi.”

L’agire del dipartimento, oltre che vergognoso, è anche un onere supplementare per la Procura, gestita dallo stesso Gobbi ma che paghiamo noi. E la paghiamo per rigettare il 50% delle decisioni prese dallo stesso dipartimento delle Istituzioni, che gioca unicamente sulla speranza che uno straniero avvilito e sfiduciato rinunci a fare ricorso. E se lo fa, sovraccarica la Procura, già oberata, di lavoro.

A chi non avesse ancora capito, un attore, il dipartimento delle Istituzioni, prende delle decisioni che sono illegali, e le sottopone ai suoi stessi organi di decisione che ne sanciscono l’illegalità. L’unico vantaggio è per Gobbi, che così si tiene stretti i suoi elettori, convinti che sia un grande fustigatore di manodopera straniera, quando in realtà tiene in piedi solo una grande pagliacciata.

Ma per fare i pagliacci ci vuole, appunto, un pubblico che ride ed applaude. Un pubblico illuso che i problemi del Ticino si risolvano in questi rocamboleschi modi, indegni della Repubblica del Cantone Ticino.

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