Fiamme nell’inferno dei profughi

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“il Ticino faccia come la città di Berna”. Lo chiede giovedì il gruppo MPS-POP-Indipendenti al Gran Consiglio in un’interpellanza al Consiglio di Stato ticinese, a due giorni dal rogo che ha raso al suolo il campo profughi di Moria sull’isola di Lesbo in Grecia. La voce della sinistra ticinese si aggiunge a quella, sdegnata, del Collettivo “Evakuerien jetzt” (Evacuare ora) che da mesi chiede invano alla Confederazione di accogliere in Svizzera minorenni non accompagnati e che oggi ha organizzato manifestazioni di protesta spontanee dalle 14 in poi a Berna, Zurigo e Lucerna.

In quel campo che da mesi è descritto come l’inferno di Moria, vivevano fino a due giorni fa più di 13mila persone. In uno spazio previsto per accoglierne 2757. Nella notte dell’8 settembre un vasto incendio ha raso al suolo questo vero e proprio lager dove anche tanti minorenni non accompagnati (si stimava che i bambini piccoli erano circa 400) vivevano in condizioni a dir poco disumane. Ora questi rifugiati proveniente in gran parte dalla Siria, ma anche dall’Africa subsahariana non hanno più nulla e si ritrovano senz’acqua, né cibo né le minime cure mediche.

Un gesto concreto di solidarietà ed accoglienza

Intanto, come sottolinea il gruppo MPS-POP-Indipendenti nella sua interpellanza, la città di Berna ha subito dichiarato la propria disponibilità ad accogliere una ventina di persone: “un gesto concreto anche se non risolutivo del grave problema delle politiche migratorie europee che scaricano sui paesi del Mediterraneo la gestione dei flussi migratori” fanno notare gli interpellanti. Intanto però si tratta comunque di un gesto di solidarietà e di accoglienza.

“Crediamo” sottolinea il gruppo parlamentare di sinistra, “che il nostro cantone, seguendo la città di Berna possa mettersi a disposizione per offrire ospitalità a alcuni di questi rifugiati e chiediamo quindi al Consiglio di Stato se non ritiene di potere segnalare alla Confederazione la propria disponibilità ad accogliere 50 di questi rifugiati e se non pensa di dover agire, attraverso la Conferenza dei direttori cantonali dei Dipartimenti di giustizia e polizia, affinché la Confederazione e gli altri cantoni si attivino per offrire accoglienza straordinaria a questi profughi”

Forte reazione del Collettivo “Evakuerien jetzt”

Intanto il Collettivo svizzero “Evakuerien jetzt” che da mesi si sta battendo per l’accoglienza di minorenni non accompagnati in Svizzera ha reagito con forza. I suoi precedenti interventi non avevano avuto successo poiché la Confederazione si era detta disposta ad accogliere soltanto alcuni minorenni non accompagnati, ossia quelli che avevano legami familiari in Svizzera.

“Siamo scioccati, tristi ed arrabbiati” hanno comunicato i responsabili del collettivo. “Con la loro inattività, la Svizzera e l’Europa sono responsabili di una catastrofe che poteva essere evitata.” “Evakuerien jetzt” ricorda che le cause dell’incendio non sono ancora state chiarite. La Grecia ha dichiarato lo stato d’emergenza per l’isola di Lesbos mentre i profughi, cacciati dalle fiamme, stanno ancora vagando senza meta nei dintorni del campo distrutto. “Esigiamo ora che si ponga fine a questa politica disumana, chiediamo solidarietà e chiediamo alla Svizzera di accogliere urgentemente profughi provenienti da campi greci!”

Appello alla protesta 

Il Collettivo lancia ora un appello massiccio di protesta tramite l’invio di lettere e mail al Consiglio federale e ha organizzato una serie di manifestazioni spontanee in diverse città delle Svizzera tedesca. Alcune si sono svolte ieri sera a Basilea, Berna e San Gallo mentre altre tre sono previste a partire dalle 14 dapprima nuovamente a Berna, quindi dalle 18 a Lucerna e un’ora dopo a Zurigo.

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