Iniziativa UDC, aramaica e favorevole

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È affascinante ma anche un po’ triste, vedere che una buona percentuale di stranieri che sono qui da noi, ormai naturalizzati, spesso figurano tra i peggiori detrattori dell’immigrazione stessa.

In fondo non è poi quelle grande contraddizione che sembra.

È la teoria del: “una volta chiusa la porta alle mie spalle non è più un mio problema”. È il caso, abbastanza palese in questa tornata di votazioni, dell’opinione pubblicata da TIO di Idil Kopkin, esponente dei giovani UDC e ovviamente favorevole all’iniziativa contro la libera circolazione. La Kopkin, che ci è peraltro sconosciuta, è nata nel 1990 ed è trentenne. Supponiamo sia nata qui, diamole il beneficio dello ius soli, almeno dal punto di vista etico. La signorina è in buona compagnia, anche il fratello Vedat milita nell’UDC ed era candidato alle ultime elezioni comunali.

Sia chiaro, Idil Kopkin può militare per chi vuole, dovrebbe però farsi un esamino di coscienza, e domandarsi se i suoi genitori avrebbero potuto rimanere in Svizzera se fosse passata l’iniziativa UDC sulla libera circolazione e anche con la dura applicazione al limite del legale dei permessi che fa il ministro leghista Gobbi.

Diciamolo chiaro, la famiglia Kopkin ora sarebbe ancora in Turchia o in Siria da dove probabilmente proviene, facendo parte, almeno da quello che si desume dai social media, della comunità aramaica.

E a questo punto l’atteggiamento dei fratelli Kopkin sarebbe ancora più triste, visto che gli Aramaici, o Aramei, popolazioni di origine semitica, non hanno, come i Curdi, uno Stato, ma sono sparpagliati tra diverse nazioni: Turchia, Siria, Libano, Israele, Iraq. L’unico punto in comune con gli svizzeri è la religione, gli Aramaici infatti sono prevalentemente cristiani in regioni a forte maggioranza musulmana.

Eppure proprio loro, come Aramaici, che hanno anche subito come gli Armeni le persecuzioni dell’Impero Ottomano, che chiese a inizio secolo un tributo di quasi mezzo milione di morti a quelle popolazioni, dovrebbero capire cosa vuol dire essere sradicati da casa, sparpagliati per il mondo, senza radici né terra. Scriveva Sara Demir, esponente PPD e anche lei aramaica, qualche anno fa, in merito all’anniversario del genocidio armeno ed aramaico da parte turca:

“È passato un secolo dal genocidio di Sayfo, ma le ferite sanguinano ancora per molti. (…) L’estate scorsa gli abitanti di Mossul sono stati costretti ad allontanarsi dalla loro città e gli abitanti dei villaggi situati nella piana di Ninive cacciati dalla terra dei loro padri. Il popolo siriaco-arameo si trova ancora una volta a vagare alla ricerca di un luogo ameno, accogliente dove fermarsi, cercare riparo e mettere radici per una vita all’insegna della pace e della sicurezza.

La nostra comunità in Siria vive le atrocità della guerra. Decine di migliaia di persone hanno lasciato il Paese diventando dei rifugiati in varie parti del mondo. A dispetto di tutto ciò, noi speriamo ancora in un domani più sereno.(…)”

Amareggia, soprattutto nei giovani, l’egoismo di chi ha trovato il suo posto al caldo, e cerca di assimilarsi rinnegando i propri compatrioti o persone come loro, che sono in cerca di una vita migliore. Ma si sa, il buon cuore è materia rara e allora è meglio, come dicevamo, chiudere la porta e aiutare quelli che casualmente ci hanno accolti qualche decennio fa e mettere pure i cunei sotto l’uscio per bloccarla.

Comportamento comprensibile anche se non condivisibile. Di certo la dignità e l’onore stanno da un’altra parte, non da quella di questi cuccioli disposti a tagliare la corda dove i propri conterranei si stanno magari ancora arrampicando. Io non ho molta stima per la signorina Idil Kopkin o per suo fratello, come non ce l’ho per gli ex migranti con le valigie di cartone che oggi tifano per la chiusura delle frontiere. Anche solo la nostra memoria di migranti, come ticinesi, dovrebbe darci la forza e la dignità di non essere ottusi e oltranzisti nei confronti di chi cerca fortuna.

Certo è comodo vedere tutti gli “altri” come lazzaroni e mangiapane a tradimento. “Noi venivamo per lavorare” è un classico che esce da queste bocche, sottintendendo che chiunque, e sottolineo chiunque venga ora, è un mangiapane a ufo o un criminale.

La signorina Kopkin crescendo probabilmente in Svizzera, ha goduto dei privilegi che una ricca nazione le ha dato. Oggi, da egoista, nega agli altri di poter avere la sua stessa fortuna. Questa è piccola umanità, distribuita fortunatamente con uguali o poco diverse percentuali tra etnie e nazionalità. C’è chi ha memoria e ricorda le sofferenze subite anche nel tempo e nella storia, ne fa tesoro e ha un atteggiamento più umano, e chi, attaccato al benessere, è disposto a gettare a mare le zavorre, anche se vive e urlanti.

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