Jeff Bezos, l’uomo da 200 miliardi

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Jeff Bezos, il patron di Amazon, vale ormai ben oltre i 200 miliardi di dollari. A tanto ammonta il suo avere. Sul podio, ma a debita distanza, anche Bill Gates con i suoi 124 miliardi ed Elon Musk con 101. Se Besos è il primo in assoluto ad aver varcato con il proprio patrimonio personale la soglia dei 200 miliardi di dollari, Amazon è stata tra le aziende che più di altre hanno visto crescere i loro affari nel corso dell’emergenza sanitaria creatasi con la pandemia da coronavirus. Gli acquisti online sono esplosi facendo volare il titolo del colosso dell’e-commerce in borsa.

Un traguardo economico raggiunto senza guardare in faccia nessuno, cercando in ogni modo di eludere il fisco e spremendo i propri dipendente manco fossero limoni. Attenzione però, perché non è Jeff Besos a ringraziare i suoi dipendenti, ma il contrario. È il succo della nuova campagna promozionale in cui magazzinieri sorridenti e rilassati esprimono gratitudine ad Amazon per il lavoro che fanno. Un’opportunità per la quale non possono che essere riconoscenti nei confronti dell’azienda.

Quella scelta è una narrazione ormai rodata che vuole i lavoratori grati per l’occasione avuta, felici di lavorare per una grande azienda a capo della quale c’è sempre un benefattore. Un padrone buono. Una specie di padre di famiglia amorevole che si prende cura dei propri sottoposti. Eppure la nuda verità è un’altra. I lavoratori si assumono perché la ricchezza che producono per l’azienda è maggiore dello stipendio che ricevono a fine mese. Assunti quindi per un mero tornaconto economico, per convenienza e, in questo caso, per poter svettare in cima alla classifica dell’uomo più ricco del mondo alla faccia di Paperon de’ Paperoni.

Forse perché con tutto quel dio denaro, alla fine, hai l’impressione di esserlo un po’ pure tu. Un dio. Vero, Jeff? E propaganda aziendale a parte, quando parliamo di Amazon, non parliamo certo di un’isola felice. Amazon non è famosa per essere particolarmente generosa nei confronti dei suoi operai e gli scioperi per le precarie condizioni di lavoro sono all’ordine del giorno ovunque, negli Stati Uniti come in Europa.

I turni sono massacranti e la retribuzione, se non da fame, certo non in linea con gli altri operatori del settore. Per assicurarsi che gli addetti rispettino gli standard di produttività c’è poi un rigoroso controllo sul lavoro di ognuno che viene tracciato e, se non soddisfa gli obbiettivi aziendali stabiliti in base a un algoritmo, verrà puntualmente licenziato.

Ecco come si diventa il re Mida Jeff Bezos. Con metodi e strategie che non hanno nulla a che vedere con la bontà e il senso civico, quanto piuttosto con un animo avvelenato dall’avidità e dall’essere rapaci, figlio di un capitalismo selvaggio i cui frutti avvelenati sono proprio i patrimoni miliardari fuori controllo.

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