La comunicazione manipolativa

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I MECCANISMI DELLA MANIPOLAZIONE GUCCI E L’INDUZIONE DELLA DISSONANZA COGNITIVA (di Alessandro Baccaglini)

La manipolazione si basa sull’induzione di una DISSONANZA COGNITIVA, ossia una contraddizione interna che porta qualcuno a parlare e a pensare in modo contrario a ciò che sente e percepisce o a ciò che un ragionamento logico suggerirebbe. La SUDDITANZA PSICHICA, implica sempre una dissonanza cognitiva, ecco perché essa è FUNZIONALE AL POTERE. Un prigioniero, ad esempio, si abitua a vedere un benefattore nel proprio carceriere, imparando a negare dentro di sé le emozioni di rabbia e paura, così come la consapevolezza che questi lo privi della sua libertà. Una donna che rimane accanto ad un marito violento, nega a se stessa che l’uomo che oggi, scusandosi, le ha portato un bel mazzo di fiori, sia lo stesso che ieri l’ha presa a pugni.

Capiamo quindi molto bene perché il potere si serva di queste leve psicologiche: un essere umano allenato a negare ciò che sente e ciò vede può essere indotto a fare qualsiasi cosa e obbedire a qualunque ordine, senza alcun limite etico. Diversi esperimenti lo hanno dimostrato in modo incontestabile, laddove la storia non basti a fornire esempi. Ho scelto la nuova campagna di marketing firmata Gucci, in quanto molto istruttiva nell’indicare come funzioni la COMUNICAZIONE MANIPOLATIVA.

La ricetta della manipolazione è la seguente: – Si presenta un fatto, che induce un certo sentire. Nel caso di Gucci si sceglie come testimonial una donna, che palesemente mostra un aspetto contrastante con il ruolo assegnatole. Chiunque, vedendo la sua foto, sente immediatamente che c’è qualcosa che non va. – Quel medesimo sentire viene però indicato come “sbagliato”, sotto il peso di un giudizio morale e di una conseguente punizione, che può essere anche la semplice stigmatizzazione sociale, cui l’essere umano è molto sensibile (punizione). Nel nostro caso, chiunque facesse notare ciò che tutti vedono, ossia che la donna in questione non è bella, dimostrerebbe di essere un individuo meschino, che giudica una donna per il suo aspetto – ma di una foto su una copertina, cos’altro si dovrebbe giudicare, se non l’aspetto??? – Si spingono quindi le persone, sotto il peso della minaccia (la riprova sociale è una forma di “punizione”), a dover affermare l’opposto di ciò che sentono, elogiando nel contempo chi accondiscende alla negazione (premio). Ammiriamo in questo caso le sofisticate contorsioni retoriche di chi cerca di affermare che la modella abbia una “bellezza differente” ed altre sciocchezze del genere, che sarebbero argomenti validi in un saggio di filosofia, ma che non cambiano il fatto meramente estetico (forme, proporzioni, armonia, colori) che la modella NON È BELLA. – Questo è l’aspetto più sottile.

La REAZIONE FISIOLOGICA che si genera nella psiche DI CHI STA SUBENDO UNA MANIPOLAZIONE è la rabbia. La rabbia, se incanalata correttamente, avrebbe proprio la funzione di spingere a reagire contro chi ci sta manipolando. Dal momento però che LA NATURA DELLA MANIPOLAZIONE È DI RESTARE NASCOSTA, la maggior parte delle persone prova in questi casi una forte rabbia, ma non sa perché. Non trovando il suo vero bersaglio, ossia IL MANIPOLATORE, la rabbia devia verso un oggetto secondario (la modella), che non è il manipolatore, ma parte del contesto attraverso cui si viene manipolati. La rabbia è dovuta alla percezione di essere manipolati, ma quasi nessuno riesce a chiarirsi cosa stia accadendo. Il manipolatore (Gucci o chi per loro) non viene visto e la rabbia si dirige verso il mezzo con cui si è stati manipolati: la modella. La vittima (il manipolato) sopraffatta dalla rabbia, la sfogherà in modo scomposto verso la modella che, di per sé, è solo una donna che si è prestata ad un servizio fotografico. E rivolgerà a quest’ultima una serie di insulti. Questi deprecabili insulti, ma naturali e spontanei, serviranno ai manipolatori a “dimostrare” (faziosamente) quanto coloro che non si piegano alla manipolazione siano delle persone orrende.

ATTENZIONE, è verissimo che insultare una persona per il suo aspetto è un comportamento scorretto. Chi lo fa, sbaglia. Ma il punto è questo(!): chi lo fa è stato indotto a sbagliare dalla manipolazione stessa!!! Questo giochino è il sigillo più raffinato della manipolazione e si chiama in PSICOLOGIA: “DOPPIO LEGAME”. Cioè la situazione nella quale qualunque comportamento agito da un soggetto (la vittima) sarà sempre considerato sbagliato e penalizzante. – Se fai il “bravo bambino” e accondiscendi, sei penalizzato perché devi ingoiare il rospo e negare ciò che senti. – Se protesti, sei giudicato cattivo e violento e sarai colpevolizzato. Come si esce dalla manipolazione? “Semplice”: unendo pensiero & sentire.

IL SENTIRE fastidio o rabbia di fronte alla foto della modella – per restare nell’esempio – NON VA NEGATO, ma accolto come legittimo e motivato. In secondo luogo uso la mente (PENSIERO) per analizzare la situazione e trovare la vera causa della rabbia: scoprendo che non sono arrabbiato con la modella, ma con il COMPORTAMENTO MANIPOLATIVO di Gucci. In questo modo potrò produrre un’azione integra che esce dal doppio legame: – non cedo alla manipolazione, né protesto insultando la modella – cosa che mi fa ricadere nella manipolazione; – e poi posso denunciare la modalità manipolativa della campagna di Gucci. Questo processo possiamo applicarlo a ogni caso di manipolazione in cui c’imbattiamo. Bisogna sempre fare un salto di livello rispetto al contesto della manipolazione. Meditate, allenatevi a riconoscere le manipolazioni ed eleviamoci al di sopra di esse, perché ci rendono docile gregge nelle mani di persone abiette.

Bibliografia
Verso un’ecologia della Mente – G.Bateson Mente e Cultura – Groppo e Locatelli La Pragmatica della comunicazione Umana – P.Watzlawick et Al.

Alberto Leonardi

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