La longa manus di Gobbi sui permessi

Di

Centinaia di appostamenti fuori casa delle persone (in un caso addirittura 204), controlli a domicilio al limite della perquisizione, con tanto di conteggio delle mutande, della carta igienica e del cibo in frigo, interrogatori fino a 4 ore con domande a trabocchetto. Non è il 1985 e non siamo nella Germania Est, ma nel 2020 in Ticino e l’argomento non è la caccia a un presunto terrorista, ma il rinnovo di un permesso B o G, come scoperchiato dalla RSI a Falò ieri sera.

Una sistematica caccia a una motivazione per negare il permesso di dimora ai danni di cittadini stranieri, spesso italiani, con un’interpretazione a tratti arbitraria e anacronistica del concetto di “centro di interessi”, slegata da ogni considerazione circa il cambiamento delle abitudini lavorative attuali, che comportano spesso un movimento costante e una scarsa presenza in casa e ancorata a elementi opinabili come, appunto, il numero di mutande nel cassetto o la quantità di carta igienica in bagno. E non mancano gli abusi e le incongruenze, come ad esempio la stessa identica foto utilizzata nei report riferiti a giorni diversi, o segnalazioni di assenza del cittadino che invece, dai tabulati telefonici, risultava essere al telefono di casa proprio nel momento in cui la polizia sosteneva di aver suonato il campanello, o ancora persone considerate arbitrariamente frontaliere per il solo fatto di passare il fine settimana a casa della fidanzata in Italia. 

Ciò che è grave, e che Norman Gobbi, presente in studio, ha invece orgogliosamente difeso come una scelta politica a difesa dei cittadini, con tanto di esplicito e vergognoso spot a favore della votazione sulla libera circolazione, condito da immagini emotivamente forti (“mi bollono le busecche, da cittadino”), è il fatto che in sede di autorità di ricorso il Consiglio di Stato abbia sistematicamente ignorato, per anni, le indicazioni e i pesanti rilievi del TRAM e del Tribunale Federale rifiutando di adeguare la propria prassi alla giurisprudenza.  In pratica, Gobbi ha rivendicato il fatto che il Consiglio di Stato abbia violato, o quanto meno applicato in modo eccessivamente restrittivo, la legge. 

A nulla sono infatti valsi i suddetti rilievi posti dal TRAM nei rapporti annuali, dove veniva espressa preoccupazione e sconcerto per l’aumento del numero di ricorsi e il conseguente dispendio di risorse e tempo, ricorsi che poi per il 50%, cifra record, vengono attualmente accolti. Nè tantomeno è stata tenuta in considerazione la giurisprudenza del TF in materia di stranieri che delinquono, che prevede che il diniego del rinnovo e/o la revoca del permesso di dimora siano da comminare solo nel caso in cui il cittadino straniero rappresenti un pericolo per la Confederazione, e che reati lievi commessi molto indietro nel tempo non siano causa di tale diniego. Tanto che, come emerso, la sola e semplice presenza di un reato sul casellario giudiziale costituiva, fino a pochissimo tempo fa, causa di automatica e sistematica bocciatura della domanda. 

E qui abbiamo assistito al meglio dell’esibizione propagandistica di Gobbi, dimentico, forse, del suo ruolo istituzionale e impegnato ad apparire come il Supereroe nelle cui vesti è spesso dipinto dal Mattino della Domenica, un Gobbi che ha parlato spesso da sceriffo e non da Presidente del Consiglio di Stato. 

Insomma, il famoso e sbandierato “giro di vite” promosso dal Dipartimento delle Istituzioni a guida leghista si è tradotto, oltre che nella sistematica e istituzionalizzata violazione della legge e della giurisprudenza, in un enorme dispendio di forze e risorse da una parte per sostenere il numero crescente di ricorsi inoltrati, e dall’altra per controllare, e in molti casi spiare, onesti cittadini al fine di trovare la motivazione per il diniego del permesso. E a pagare questo clima da Stasi è, ovviamente, il contribuente, quello “sfigato contribuente” che sembra stare tanto a cuore al giornale del partito di riferimento del direttore del DI, e che evidentemente è sfigato quando più conviene.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!