La sete come arma di pressione

Di

La Turchia, in un nuovo atto disumano contro il popolo curdo del nord-est della Siria, e nel totale silenzio della comunità internazionale, ha interrotto l’erogazione di acqua dalla centrale idrica di Alouk, mettendo in grande difficoltà la popolazione di Hassakeh.

La suddetta centrale si trova vicino alla città-confine di Ras Al Ein, occupata dall’esercito turco e da mercenari terroristi il 19 ottobre 2019, durante la cosiddetta “Operazione primavera di pace”, per mettere fine all’autonomia di questa regione curda.

La guerra dell’acqua rientra nello scontro del sultano contro la Siria. Il governo turco usa gruppi armati come Al Nusra, per distogliere l’attenzione dell’esercito siriano dalle sue ripetute violazioni nelle zone di comune interesse; incendiare i prodotti agricoli di Raqa e Hassakeh, favorendo l’arrivo di Daesh rientra in questa tattica.

Dal 13 agosto 2020 le forze di occupazione turche hanno chiuso il flusso di acqua potabile, condannando cosi circa un milione di persone, in gran parte famiglie sfollate, a patire per la mancanza di acqua.

Impedire l’uso di acqua, come arma di ricatto da parte di Ankara, è da considerarsi un vero e proprio crimine di guerra. Con temperature superiori ai 40 gradi e il coronavirus in rapida diffusione, non poter bere e lavarsi condanna migliaia di persone a morte certa. Una bottiglia di acqua è un bene di lusso che pochi possono permettersi.

Gli enti governativi siriani, le autorità comunali di Hassakeh e le organizzazioni umanitarie hanno affrontato questa catastrofe umanitaria cercando di fornire acqua potabile alla popolazione per mezzo di autocisterne. L’amministrazione autonoma curda ha messo in funzione 25 pozzi artesiani della centrale Al Hemmeh, riuscendo a fornire non più del 10% del fabbisogno della provincia, nel tentativo di resistere al ricatto turco che vuole ottenere cedimenti da parte russa e siriana affinchè allentino la loro pressione a nord di Aleppo, a Mama e Idlip.

La Turchia aveva ridotto l’afflusso di acqua già dall’inizio di giugno; l’Eufrate è fondamentale per l’irrigazione dei campi coltivati e mantenere la terra vitale, tutta la regione lotta per l’autonomia alimentare di fronte ad una crisi finanziaria sempre piu’ imponente. Le principali dighe idroelettriche del fiume forniscono energia pulita alla maggior parte del nord-est della Siria, ma Ankara, riducendo il flusso di acqua, riduce anche la fornitura di elettricità.

Il Ministro degli Affari Esteri siriano ha condannato con la massima fermezza questo atto criminoso, accusando gli Stati Uniti di non aver fatto nulla per impedire alla Turchia di privare la popolazione dell’afflusso di acqua, data la loro di presenza nel governatorato di Hassakeh.

Secondo le convenzioni internazionali, l’uso dell’acqua per controllare il destino politico di altre nazioni o per convertire il liquido vitale in merce per raggiungere obiettivi politici, è un crimine contro l’umanità e non differisce dal sostegno al terrorismo praticato da Erdogan a favore dei gruppi di opposizione siriana.

Alcuni abitanti della zona hanno lanciato un appello urgente rivolto alla solidarietà di chiunque abbia a cuore il destino di un milione di persone delle città della regione a nord-est della Siria: “Rifiutiamo di essere ostaggi delle mire espansionistiche del regime turco; il sultano e i terroristi mercenari assoldati controllano la stazione idrica di Allouk, la sola che distribuisce l’acqua nella regione. La sete è un’arma micidiale, se poi è unita alla mancanza di elettricità, alla difficoltà di accesso ai prodotti agricoli e al rischio derivante dalla pandemia, la resistenza diventa impossibile”.

Il neo-ottomano senza pudore, che ricatta e tiene in ostaggio l’Unione Europea minacciando l’invio di tre milioni di profughi siriani in Europa, tiene in ostaggio il popolo curdo ricattando russi e siriani.