La sinistra porta a casa 4 oggetti su 5

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Votazioni al cardiopalma quelle del fine settimana appena trascorso. Diverse votazioni si sono giocate effettivamente sul filo di lana e per un pugno di voti, come ad esempio quella sulla nuova legge sulla caccia e per l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. 

Questa tornata dà in fondo una visione della Svizzera più progressista e a sinistra. La sinistra porta a casa quattro oggetti in votazione su cinque, e il quinto, quello sugli aerei da combattimento, con un risicatissimo 50,15%, ovvero 8670 voti su 3 milioni e 200’055 votanti. Per cui la prossima volta che pensate che il vostro voto non serva a nulla, ricordatevi di momenti come questi.

Il tema forse più importante, quello che rischiava di far saltare il banco, ovvero l’iniziativa UDC per un’immigrazione moderata, è stato sonoramente bocciato dagli svizzeri. Anche perché le incognite se fosse stata accettata erano troppe. Nonostante le sbruffonerie dell’UDC, per lo svizzero è evidente che fare i gradassi con 500 milioni di europei è un suicidio politico, soprattutto se poi tocca rinegoziare condizioni particolari con 24 Paesi.  Vince dunque il pragmatismo. Per Piero Marchesi, presidente dell’UDC ticinese, si è trattato della lotta di “Davide contro Golia”. Un Davide che comunque è primo partito in Svizzera. Ed effettivamente la sassata a Davidone stavolta è tornata indietro e anche bella secca, la demagogia è in effetti un elastico ballerino, spesso ti si ritorce contro. Scontata invece la sua approvazione in Ticino, che vede sempre e comunque i 60’000 frontalieri come una minaccia. Sarebbe ora che i ticinesi comunque capissero che non è con queste sparate da Capitan Fracassa che si risolvono i problemi, ma con una serie di misure concertate, che peraltro vengono sempre bocciate dall’UDC. Il NO, abbastanza netto è del 61,69%. In Ticino invece, come dicevamo vince il SI con il 53,14%, non proprio un’ovazione corale comunque. È Tiziano Galeazzi, esponente UDC, a dare voce all’amarezza della destra svizzera (Galeazzi non delude mai):

“…sull’iniziativa UDC in Ticino è passata ma non cosi nettamente…purtroppo soli contro tutti…abbiamo aperto la porta al club stellato quale nuova colonia. Vedremo poi che succederà con l’accordo quadro con gli unionisti …rischieremo di perdere la sovranità nazionale e saremo in balia dei tribunali europei. Sugli aerei militari svizzeri beh, a livello ticinese sono deluso, avendo anche la scuola piloti a Magadino…chissà se a Berna decideranno di spostarla e ce lo meriteremo…In ogni modo il messaggio per una difesa integrata (terra e terza dimensione) sembra essere superato. La sovranità aerea con la difesa nazionale del nostro paese rischia d’essere asfaltata dal gruppo per una Svizzera senza esercito. Oggi la sinistra con i verdi, rischia d’essere la padrona della Svizzera complimenti!!!! Ma dove stiamo andando a finire? Repubblica delle banane !!! Ci faremo difendere dai paesi vicini? Compliments.”

La votazione invece che sembrava più insidiosa, quella sull’imposta federale diretta, ovvero gli sgravi per le famiglie che si fanno curare i figli da terzi, e che poteva dare adito ad equivoci, è un NO per il 63,24%. Gli svizzeri sono stati contrari a degli sgravi che andavano soprattutto a favorire i redditi alti.

La legge sulla caccia, con un risicatissimo 51,92% di NO, rispedisce al mittente la revisione. Questo risultato dimostra per l’ennesima volta, che le discrepanze tra campagna e città sono sempre più presenti. Se le campagne sentono di più le ragioni degli allevatori, e sono più legate a un passato rurale, le città e le periferie urbane sono quelle storicamente (e in tutta Europa, vale lo stesso discorso), più sensibili all’ambiente, al verde e all’ecologia. Nonostante ciò, ci si sarebbe aspettato maggiore fervore animalista dalle aree urbane. È stata comunque una partita giocata sul filo di lana, soprattutto con la demonizzazione del lupo. Di sicuro ha avuto anche qui un ruolo il Covid, che ha fatto in modo di avvicinare molto di più i selvatici alle aree urbane e residenziali. Emblematico il caso dei cinghiali a Origlio, che all’imbrunire scorrazzavano vicinissimi al paese e ai giardini. Il Ticino, terra tradizionalmente venatoria, avrebbe invece accolto la revisione di legge con un 51,45%, comunque di un paio di punti in controtendenza col resto della Svizzera.

Approvata senza grandi sorprese la proposta del congedo paternità con il 60,32% di SI, il che ci allinea praticamente tutti gli altri Paesi europei. Seppur polentoni come al solito, abbiamo anche noi accettato un principio sociale e sacrosanto, soprattutto nel ventunesimo secolo, ovvero che entrambi i genitori, sempre più, si occupano alternativamente dei figli, in una società sempre più fluida e in cambiamento. Il Ticino, sempre più pronto dei confederati a cogliere questo tipo di opportunità, accoglie il congedo con il 67,27% di sì.

Stavolta la sinistra non riesce a raddoppiare il successo che aveva bloccato l’acquisto dei Gripen, gli aviogetti da combattimento che si sono poi rivelati a tutti gli effetti un mezzo bidone. La politica militare della Confederazione passa al vaglio del popolo con una percentuale da cardiopalma, il 50,15. Ciò permette all’esercito di avere il credito speciale di 6 miliardi per gli aerei da guerra. Non si placa però la discussione seria su cosa sia effettivamente necessario, ai giorni nostri, per garantire, al centro dell’Europa, una giusta copertura aerea e una forza di polizia dei cieli. Anche qui è il “povero” Ticino a tarpare le ali all’aviazione svizzera. Il Ticino dice NO al 52,82%, probabilmente con la convinzione che spendere soldi per ciò che non sono i ticinesi è denaro sprecato. 

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