L’altra Europa di Ursula

Di

Verde, gay friendly, più umana sui migranti. Siamo onesti, mai avremmo pensato di sentire parole come quelle espresse da Ursula Von der Leyen a inizio settimana. Il discorso sullo stato dell’Unione riesce ad avere toni addirittura toccanti, e l’impressione che l’Europa voglia dare una svolta a molte politiche è forte.

Già il prestito all’Italia del Recovery Fund ha limato e non di poco le unghie ai sovranisti. Stavolta l’Europa c’è stata, ha reagito velocemente e ha fatto sentire il suo peso, aiutando stavolta chi è più debole e mettendo da parte egoismi nazionali.

Von der Leyen non è tenera coi sovranisti, anzi, sembra proprio che le politiche future della UE vogliano togliere terreno a questi ultimi, affrontando cavalli di battaglia delle destre populiste come la migrazione o il clima.

“Aboliremo il regolamento di Dublino*, sarà sostituito da un nuovo sistema di governance dei flussi migratori”. -Ha esordito la presidente della commissione europea- “È interesse di tutti i governi trovare un approccio europeo sulle migrazioni umano ed efficace, penso che ogni Stato membro possa sottoscriverlo”.

Membro della CDU di Angela Merkel, la Von der Leyen non può certo essere definita una politica di sinistra, eppure il suo discorso è decisamente progressista. Un concetto rivoluzionario, soprattutto per quanto riguarda i paesi UE che assorbono il grosso dei flussi migratori, come Italia, Grecia o Spagna.

Basta con la presa a carico dei migranti da parte del paese di arrivo e registrazione, la UE metterà in atto un:

“…meccanismo di forte solidarietà tra partner in quanto salvare vite in mare non è un optional e i Paesi più esposti ai flussi devono poter contare sugli altri“.

Salvare non è un optional e tutti dobbiamo aiutare. Un discorso pericoloso, visto che numerosi Paesi, come i Visegrad ad est, non vogliono sentir parlare di profughi. Il tentativo di dare una svolta seria alle politiche migratorie è palese, tenendo soprattutto conto di quanto veleno si è sparso scientemente tra i Paesi UE ad opera delle destre estreme e dei sovranisti, primo fra tutti Salvini della Lega.

Von der Leyen parla di sanità, messa a dura prova dal virus. “Dobbiamo costruire una Unione della sanità”. Parla poi di economia, a cui la UE, contrariamente agli USA di Trump, vuole dare una svolta decisa e perentoria in direzione delle energie rinnovabili. Ecco allora spuntare con decisione il green deal,(a cui si è peraltro condizionato il recovery fund).

“I nostri studi di impatto mostrano che le nostre imprese possono farcela, abbiamo le prove che ciò che fa bene al clima fa bene all’economia e ai cittadini”. Von der Leyen propone un taglio del 55% delle emissioni entro il 2030 e condiziona il recovery plan a una spesa di almeno il 37% in fondi per politiche che portino benefici stabili all’ambiente.

La nuova Europa post Covid di Ursula Von der Leyen è anche sociale, dove per la prima volta sentiamo parlare seriamente di un salario minimo europeo, una rivoluzione non da poco in un’unione in cui le differenze sociali e salariali sono ancora pesantissime.

Il discorso dell’Unione è anche un monito ai Visegrad e agli autoritarismi omofobi, Von der Leyen è chiara, l’Unione Europea è:

“… antirazzista, dove non c’è posto per zone Lgbt-free” (come in Polonia NdR)

E apostrofando un deputato di Afd (L’estrema destra di Alternative für Deutschland), lo zittisce senza tema di dubbio:

“Voi fate una distinzione tra esseri umani, tra “noi” e “loro”. Così seminate odio ma l’odio non ha mai portato buoni consigli”.

Stiamo a guardare con speranza. Con la speranza che l’Unione Europea abbia fatto tesoro non solo del virus, ma anche di quello che è accaduto prima, soprattutto nei confronti delle forze che puntano alla sua disgregazione. L’unica alternativa è in effetti questa. Un’Europa solidale, sociale, verde e antirazzista. Un compito che far tremare le vene dei polsi, ma anche l’unica strada percorribile per la sopravvivenza del continente.

* Il regolamento di Dublino si basa sullo stesso principio dei due precedenti regolamenti: il primo Stato membro in cui viene registrata una richiesta di asilo (o vengono memorizzate le impronte digitali) è responsabile della richiesta d’asilo di un rifugiato.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!