Minsk, la morsa del totalitarismo

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Non si placano le proteste a Minsk, capitale della Bielorussia dopo la controversa rielezione del padre padrone Alexander Lukashenko, in carica ininterrottamente dal 1994. Dopo le manifestazioni di piazza, violentemente represse dalla polizia di Stato, Maria Kolesnikova, esponente dell’opposizione è stata rapita ieri, in pieno centro città da alcuni uomini mascherati.

Quando oltre 30 anni fa ormai è caduto il Muro di Berlino e con esso la cortina di ferro, per la mia generazione di allora trentenni, era giunta l’ora tanto attesa della fine dei regimi dittatoriali dell’URSS e dei suoi Paesi satelliti. Allora avevamo gioito a questo vento di libertà che verso ovest soffiava finalmente sull’est dell’Europa, sulla Polonia di Walesa, sull’URSS di Gorbaciov per citare i paesi dei grandi artefici del rinnovamento.

Quasi meglio la cortina di ferro

Oggi l’Europa dell’est si ritrova più che mai nella morsa del totalitarismo. Di destra però, questa volta. Questo significa un totalitarismo di chiusura, un nazionalismo ad oltranza, dettati da paesi che esacerbano l’odio razziale, i pregiudizi e i divieti verso le minoranze.

In questo clima che vede i Balcani erigere muri per proteggersi contro i migranti, la Polonia assumere posizioni intransigenti di fronte all’aborto, alla difesa delle donne, ai diritti degli omosessuali, la Turchia islamizzarsi ad oltranza, la Bielorussia di Lukashenko (pronunciare Lukashenka), l’onnipotente presidente che proprio oggi non ha escluso di potere convocare elezioni anticipate, reprime duramente i suoi oppositori.

Una testimone ha assistito al rapimento

È di ieri la notizia che Maria Kolesnikova, 38 anni, portavoce del candidato dell’opposizione (che non era stato riconosciuto) Viktor Babariko, sarebbe stata rapita a Minsk e caricata su un minibus da uomini mascherati che l’avrebbero portata via. L’episodio è stato confermato da una testimone oculare, identificata con il nome di Anastasia che ha raccontato di avere assistito al rapimento nei pressi del Museo d’Arte Nazionale della capitale bielorussa. La donna avrebbe visto tutta la scena, ma per paura dice, non l’avrebbe filmata con il suo telefonino.

Oggi, l’agenzia francese Afp ha annunciato che il governo della Bielorussia ha confermato l’arresto di Maria Kolesnikova “mentre stava fuggendo dal paese” dopo le contestazioni di massa che hanno provocato l’arresto di 600 manifestanti. Ultima delle tre figure storiche dell’opposizione bielorussa – le altre due, Svetlana Tikhanovskaïa e Veronika Tsepkalo essendo state costrette all’esilio – la bionda Kolesnikova è ora detenuta, come ha confermato all’Afp il portavoce delle guardie di confine Anton Bytchkovski. Il fatto che l’oppositrice fosse stata arrestata mentre stava tentando di entrare in Ucraina, come hanno dichiarato le autorità bielorusse, è stato invece smentito dal governo ucraino.

Verso elezioni anticipate?

Sono numerosi gli oppositori al presidente Lukashenko ad essere stati arrestati nelle ultime settimane in Bielorussia. Sono accusati di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Altri invece sono stati costretti all’esilio come la stessa Svetlana Tikhanosvskaïa, spedita in Lituania subito dopo l’elezione di Lukashenko.

Riconfermato alla presidenza lo scorso 9 agosto, contestato come non mai dal suo stesso popolo che sospetta una frode elettorale, il 66enne Aleksander Lukashenko sta muovendo le piazze del suo paese ormai ogni domenica dalla sua rielezione. Oltre 100’000 persone si sono già radunate per chiedergli di rassegnare le dimissioni e oggi, per la prima volta, il dittatore bielorusso ha ammesso che forse il suo tempo era finito e che potrebbe chiedere elezioni anticipate.

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