Perché ci lamentiamo per le casse malati?

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Sei anni fa, proprio in questi giorni, gli svizzeri rifiutavano una cassa malati unica federale, al posto di numerosi istituti privati. Una soluzione che avrebbe limitato i costi. L’iniziativa fu bocciata dal 61% degli elvetici. Eppure ogni anno ci si lamenta.

Una cassa malati unica avrebbe impiegato meno personale, non avrebbe dovuto investire milioni di franchi in pubblicità, in call center al momento dei cambi di cassa o in rappresentanti per cercare “migliori rischi”. Questa soluzione non avrebbe di certo risolto l’aumento dei costi della salute, ma avrebbe certamente dato loro un freno.

Parlando di soldi, la campagna per la cassa malati unica aveva visto un impiego di forze sproporzionato. I fautori del NO infatti avevano investito (e sono statistiche non invenzione) dieci volte più. Scriveva allora ATS:

“Si è giocata anche in termini di annunci pubblicitari sulla stampa la lotta tra sostenitori e oppositori all’iniziativa “Per una cassa malati pubblica”. Questi ultimi hanno piazzato dieci volte più inserzioni che i fautori.

Secondo un’analisi del progetto, “Année politique suisse” (APS) dell’università di Berna, sulle 616 inserzioni pubblicate, 560 erano degli oppositopri e solo 56 dei fautori.”

Domandatevi chi ha pagato quelle inserzioni e con i soldi di chi. Oltre al danno anche la beffa, dove un assicurato finisce per pagare la campagna che gli legherà al collo il cappio degli aumenti.

E in questi giorni, anche se serve a poco, cogliamo come al solito il rammarico e la delusione di un capo del DSS, che in realtà a quanto sembra non può fare nulla. E il Ticino si prende una bella mazzata, un ulteriore 2,1% di aumento, uno dei più alti in Svizzera.

Aumento che si somma a quelli degli ultimi 24 anni (la legge sulle assicurazioni obbligatorie è cambiata nel 1996, e da qui si può fare un raffronto), un aumento medio annuale del 3,7%. Dunque, in 24 anni, i premi di cassa malati sono aumentati quasi del 90%

I vostri stipendi sono il doppio di 24 anni fa? Ne dubito seriamente. E il trend, al saldo delle pubblicità che fanno le casse, riducendo per esempio i premi in occasione di votazioni come quelle del 2014, sono in costante aumento da 24 anni. Gli editoriali dei media il giorno dopo, parlarono di sconfitta, che però avrebbe mantenuto la pressione sulla politica e sugli attori che si occupavano della salute. Il Tages Anzeiger, scriveva dopo la votazione (riportiamo da Swissinfo):

«Il parlamento deve ora ostacolare definitivamente la caccia ai buoni rischi [ndr: pazienti giovani e in buona salute]». Oltre ai premi in costante aumento, questo genere di pratiche «poco sociali» creano il terreno fertile che fa sì che regolarmente si debba votare su una cassa malati unica.”

Ma la pressione auspicata sembra non avere portato a granché, visto i costanti e reiterati aumenti, ormai unica certezza per svizzeri e ticinesi oltre alla morte e alle tasse.

L’aumento esoso per il Ticino, il cantone più povero della confederazione (inutile nascondersi dietro a un dito) è particolarmente oneroso, visto che a parità di premio, gli stipendi mediani sono di un migliaio di franchi più bassi che oltre Gottardo. Questo fa sì che la percentuale pagata dai ticinesi rispetto allo stipendio sta raggiungendo ( o spesso ha già raggiunto) dei livelli inaccettabili.

Onestamente, siamo disposti a vedere aumentare, nei prossimi dieci anni i nostri premi di cassa malati di un ulteriore 20 o 30%? È ovvio che la situazione sta diventando insostenibile. A prescindere dal popolo, che spesso si taglia le gambe da solo, c’è anche il forte lobbysmo delle casse malati nel nostro parlamento, che non fa ben sperare per una soluzione a breve. Comunque, ora più che mai vale il detto: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

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