Permessi negati, dieci domande alla polizia

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Del servizio di Falò sui permessi B e C negati e dei tanti ricorsi poi vinti si è detto già parecchio. Risuona ancora nelle orecchie di tutti il ribollire delle busecche evocato da Gobbi parlando della sua idiosincrasia per l’attuale legge e la giurisprudenza ad essa collegata, e la sua rivendicazione di aver deliberatamente ignorato quella giurisprudenza del Tribunale Federale per una precisa scelta politica riguardo i casi di persone con dei precedenti penali per reati di lieve entità e lontani nel tempo.

Ma c’è un altro aspetto che nella discussione in studio e nei successivi risvolti a livello politico ha avuto una risonanza minore, ed è quello che riguarda i controlli estremamente invasivo su chi ha richiesto un permesso. Se durante la trasmissione è emerso che tali controlli avrebbero, in linea teorica, una base legale, restano però molti interrogativi sulle evidenti contraddizioni, se non i palesi abusi, evidenziati dal servizio circa i rapporti stilati dalla polizia: fotografie di cieli diurni allegati a rapporti delle ore 23, tabulati telefonici che dimostrano che la persona di cui è segnalata l’assenza in realtà a quell’ora si trovava in casa, e via dicendo. Il che fa sorgere alcune legittime domande. Interrogativi da porre non più al direttore del dipartimento delle Istituzioni, che ha già il suo bel da fare a rendere conto della mancata osservanza delle decisioni del TF, ma proprio agli organi di polizia, coloro che, sostanzialmente, traducono nella pratica le direttive provenienti dalle istituzioni politiche. Domande alle quali, forse, sarebbe il caso di dare risposte chiare, per dissipare il dubbio, legittimo dopo ciò che si è visto nel servizio, che in Ticino viga un vero e proprio Stato di polizia, in cui onesti cittadini, per il solo fatto di essere stranieri e aver richiesto un permesso di dimora o di domicilio siano, letteralmente, spiati con metodi che a tratti ricordano quelli di regimi che è alquanto triste evocare.

Ci chiediamo dunque:

1) Come giustificano, i dirigenti della polizia cantonale, l’utilizzo della medesima, identica fotografia nei rapporti relativi a orari diversi della giornata, comprese le ore 23, orario nel quale, a meno di non aver improvvisamente spostato il Ticino vicino al Circolo polare Artico, ciò che ci farebbe godere di splendide aurore boreali, notoriamente il cielo è buio e coperto di stelle e non illuminato a giorno?

2) Come si giustifica un rapporto che segnala la persona come assente, se i tabulati telefonici la danno invece presente in casa, in quanto impegnata al telefono fisso in quel dato momento?

3) Gli appostamenti e i controlli domiciliari sono una prassi usuale per tutti oppure si agisce su segnalazione o secondo dei criteri per cui una data persona viene controllata e un’altra no, e quali sono?

4) Quanto costano al contribuente 205 appostamenti a carico di una data persona, e come si spiega la necessità di un così elevato numero?

5) Quante sono, in percentuale, le persone sottoposte a simili controlli rispetto al totale delle richieste?

6) Chi decide se controllare una persona o meno, e quanto influiscono nella decisione le indicazioni del Dipartimento delle Istituzioni e/o dell’Ufficio della Migrazione?

7) Qual è la base legale o il criterio OGGETTIVO secondo la quale la quantità di alimenti nel frigorifero, il numero delle mutande nel cassetto o di prodotti di pulizia in bagno costituiscono una prova dell’effettiva residenza della persona in Ticino o meno?

8) I controlli di polizia, oltre agli appostamenti fuori dal domicilio, prevedono altre misure di cui la persona è ignara, ad esempio pedinamenti, appostamenti sul luogo di lavoro e via dicendo?

9) C’è la possibilità per ogni cittadino di sapere, anche a distanza di tempo, se si è stati sottoposti ad appostamenti durante il tempo di attesa per l’ottenimento del permesso B o C e visionare i relativi rapporti, e per quanto tempo?

10) Qual è, infine, il ruolo dell’Ufficio della Migrazione circa la decisione di eseguire controlli invasivi e/o appostamenti?

Domande, dicevamo, legittime, che in tempi come quelli attuali in cui la tutela della privacy è diventata un argomento rilevante nel dibattito politico-sociale, richiedono una risposta certa, perché ciò che è stato evidenziato dal servizio di Falò getta delle ombre sulla correttezza dell’agire degli organi di polizia che, nell’ottica di un rapporto di fiducia fra forze dell’ordine e cittadini, necessitano di essere assolutamente eliminate. L’idea che la propria sfera personale e il proprio domicilio vengano sottoposti a controlli arbitrari, magari anche su segnalazione anonima, va assolutamente smentita: ne va dell’immagine dello stesso Stato di diritto, oltre che del corpo di polizia.

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