Quella plastica al profumo di canapa

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Mentre a livello europeo si preme sull’acceleratore per una riduzione del consumo di plastica e l’Italia fa da apripista e vieta anche i bicchieri e i palloncini all’interno della direttiva europea sulla plastica usa e getta, sono in molti a chiedersi se già esista una valida alternativa agli tutti quegli oggetti di plastica che, secondo le stime fatte, costituisce il 70% dei rifiuti presenti negli oceani, risultando uno dei pericoli maggiori per la nostra salute. Infatti, a causa della sua lenta decomposizione, la plastica si trasforma in piccoli e talvolta microscopici frammenti – le cosiddette microplastiche – che si accumulano nei mari e nei nostri laghi venendo ingeriti dai pesci che entrano poi nella catena alimentare di cui facciamo parte anche noi.

A partire dal gennaio prossimo, la normativa europea vieterà gran parte della plastica monouso. Un divieto che però potrebbe finalmente dare una spinta al settore delle bioplastiche e in particolare alla filiera agroindustriale della canapa. Proprio così, a sostituire la plastica potrebbe esserci la canapa che, all’inizio del Novecento, era coltivata in tutta Europa e dalla cui pianta si ricavavano fibre tessili, corde, carta e oli commestibili. Una pianta tanto preziosa e versatile quanto demonizzata nei decenni successivi al punto da proibirne la coltivazione. È infatti solo negli ultimi anni che l’atteggiamento riguardo alla canapa è radicalmente mutato.

Sempre di più si è tornati a rendersi conto delle grandi potenzialità di questa pianta estremamente versatile e facile da coltivare. Non a caso è anche chiamata “erba” perché, proprio come le “erbacce”, cresce molto velocemente e non ha bisogno di particolari attenzioni. Dal seme al raccolto, le piante impiegano solo pochi mesi per crescere, senza peraltro richiedere un uso massiccio di pesticidi o fertilizzanti così come invece necessitano altre coltivazioni dalle quali si possono produrre bioplastiche. Dalla canapa si può ricavare un materiale simile al polipropilene, prodotto dagli scarti di lavorazione della pianta. Il risultato è un composto di fibre naturali biodegradabile e non tossico, riciclabile e prodotto a prezzi estremamente vantaggiosi rispetto a quelli del derivato dal petrolio.

La bioplastica prodotta dalla canapa è cosi già una realtà e non solo in Paesi all’avanguardia nella produzione come Canada e Stati Uniti. Pensare alla rinuncia della plastica come a un sacrificio è profondamente sbagliato. Inoltre, per il nostro futuro e quello del Pianeta, non possiamo certo permetterci di tergiversare ulteriormente, tanto più che abbiamo sviluppato tecniche, colture e nuove tecnologie in grado di offrirci una valida alternativa. In grado di permetterci di attutire il nostro impatto ambientale senza per forza costringerci a dover sacrificare granché, se non qualche nostra cattiva abitudine del passato più che sacrificabile.

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