Storie da Belgrado

Di

Una guerra dimenticata, delle persone che festeggiano il primo dell’anno pur non avendo nulla da festeggiare, umorismo e amarezza mescolati in un piatto balcanico dai sapori insidiosi ma riconoscibili. Perché le fughe, come impariamo nella vita, non servono se scappiamo da noi stessi.

Abbiamo potuto assistere all’anteprima della pièce, tutta giocata in Ticino dal MAT (Movimento Artistico ticinese), “Trilogia di Belgrado”. Avete presente quando uscite da teatro e vi accorgete che state pensando? E continuate a pensare…e poi parlate di quello che avete visto, e continuate a scoprire, mentre parlate e pensate i sentieri nascosti attraverso i quali l’autrice e gli attori vi hanno portati?

Ecco. Trilogia di Belgrado è come uno di quei cibi che gusti mentre mangi, ma che lasciano un retrogusto che cerchi ancora di capire dopo, perché mangiare quel piatto ti ha cambiato, perché un cibo così diverso e curioso riesce a cambiare il modo che hai di leggere la vita.

Trilogia di Belgrado è composta da tre atti, apparentemente slegati tra loro. In ogni atto ascoltiamo storie di migrazione di belgradesi. È il 1996, la guerra nella ex Jugoslavia sta mietendo la sua messe di morte. C’è chi scappa dall’arruolamento, chi vuole una vita diversa. Nella notte di capodanno, i personaggi si confrontano con le proprie vite amare, con la mancanza di soldi, con il razzismo etnico che li insegue anche all’estero.

Ad ogni atto una donna in bianco fa pesare la sua presenza. Lei è Anna, rimasta a Belgrado incinta, lei è la Serbia, sopraffatta dalle proprie mire egemoniche, lei è la città di Belgrado, un milione di storie e di amari ricordi.

Anna è l’unica protagonista che non c’è, e a cui tutti sono legati, per vie diverse e traverse.

Gli attori sono bravi e per la maggior parte giovanissimi. A volte commoventi e a volte divertenti. Ed è anche in questa gioventù che scorgiamo la disillusione, la consapevolezza che dalla guerra non si scappa. La guerra e quello che comporta insegue i migranti ma fa pagare il suo prezzo anche a chi rimane. Una livellatrice senza pietà, dove l’illusione di cambiare vita e anche se stessi trovando altre terre d’accoglienza è un pio desiderio. Cattiveria e amore, rabbia e frustrazione con anche un certo humor, ci accompagnano per l’ora e mezzo dello spettacolo.

E alla fine ci restano i pensieri, e per una volta abbiamo visto quella guerra fratricida che ha lasciato sul terreno più di 100’000 morti e milioni di profughi.

Praga, Sydney, Los Angeles, accolgono questi transfughi che cercano di rifarsi una vita, che si guardano dentro senza vedersi, che cercano disperatamente di ritrovare amore e umanità.

Se vi piace il teatro, questa pièce vale la pena di essere vista. Preparata prima del lockdown e bloccata ai box di partenza dall’impossibilità di metterla in scena, risorge oggi come la Fenice, con la voglia incommensurabile di raccontare, anche perché importante è stato il percorso degli attori, tra la raccolta di testimonianze reali e la visione di film sul conflitto. Quei ragazzi, quelle persone sul palco, sono perciò davvero belgradesi.

Ed emblematica è anche una dichiarazione di Biljana Srbljanović, autrice del testo:

“Qualcuno deve avermi rubato la mia identità assegnandomi solo un volto, una fisionomia, una smorfia. Come in un quadro cubista, il mio volto è per metà quello di un combattente, per l’altra metà quello di una vittima. Ma se non voglio essere né combattente né vittima, non c’è posto per l’identità. Io che voglio la libertà di opinione sono costretta a scrivere di un’unica cosa, o meglio, contro un’unica cosa, contro la guerra, contro la violenza, contro l’odio nazionalistico (…).In questa vita, l’unica che posseggo, mi piacerebbe anche scrivere di qualcos’altro.”

Quando vuoi scappare da qualcosa che ti è cucito addosso è difficile. In “Trilogia di Belgrado” c’è tutto questo e ancora di più.

Lo spettacolo si terrà al teatro Foce,

Venerdì 18 settembre alle 20.30

Sabato 19 settembre alle 16.00

Sabato 19 settembre alle 20.30

I biglietti sono acquistabili solo online presso: www.biglietteria.ch

Per assistere allo spettacolo è necessaria la mascherina. Lo spettacolo è sconsigliato ai minori di 16 anni,

Con: Samuel Albertoni, Marco Bigioni, Simona De Giuli, Anita Manzolini, Gaia Passaretta, Giorgia Prati.

Regia: Mirko d’Urso

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!