Tradizionalismo e congedo paternità

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In ambito di politiche familiari, il tradizionalismo non è mai stato (e mai sarà) al servizio delle famiglie reali ma al servizio di famiglie ideali, ossia irreali. Liberi da preconcetti retrogradi e conformismi, votiamo affinché a ciascuna nuova vita venga garantita la presenza amorevole e confortante di entrambi i genitori.

La campagna tenuta dal fronte dei contrari al congedo paternità ha talvolta avanzato una visione troppo tradizionalista della famiglia. Nei dibattiti televisivi o tra le pagine dei giornali sono emersi propositi talvolta sorprendenti per il loro rigido concetto di spartizione dei compiti familiari sulla base del genere. Tra gli esempi che si possono riportare espongo la seguente affermazione: “Un congedo per i papà è inutile dal momento che un neonato dorme 18 ore al giorno e che, nei momenti di veglia, necessita unicamente della madre” (ed. serale del TG del 18 agosto 2020). La scorciatoia ideologica che porta a considerare il congedo paternità socialmente infruttuoso, si definisce su un’idea di famiglia tanto retrograda da non avere più corrispondenze nella realtà. Secondo il sopraccitato militante, una casa si comporrebbe da due soli individui, la madre e il bambino, escludendo così il padre dalla responsabilità di creare quell’amorevole nido chiamato “famiglia”.

Esonerare il papà dalle mansioni di neo genitore è irriverente nei confronti degli uomini ma anche nei confronti delle donne; esse, secondo il fronte dei contrari, dovrebbero assumersi l’insieme dei doveri genitoriali senza poter godere dell’appoggio del congiunto, e ciò malgrado il loro delicato stato di puerpere. L’habitus mentale secondo il quale la donna, essendo biologicamente in grado di procreare, debba sapersi occupare di neonati senza lamentele né difficoltà sembrava superato, ma non è così.

A poche settimane dal voto, uomini e donne, padri e madri si trovano davanti a luoghi comuni espressi nell’argomentario del fronte contrario. Utilizzare un modello familiare che non esiste nel tangibile mondo delle fatiche quotidiane, non permette di considerare serie le esposizioni dei militanti per il “No”. In ambito di politiche familiari, infatti, il tradizionalismo non è mai stato (e mai sarà) al servizio delle famiglie reali ma al servizio di famiglie ideali, ossia irreali. Nutrito da nostalgia nei confronti di nuclei patriarcali dove l’uomo lavorava e la donna restava in casa coi figli, i contrari al congedo ostacolano i padri nella definizione del loro ruolo all’interno della famiglia; ruolo che ricoprono sin dai primi minuti di vita del nuovo venuto. Entrambi i genitori, infatti, fungono da riferimento affettivo per i neonati. Per questo motivo ai papà deve venir garantito un congedo degno di questo nome, alle madri un aiuto da parte del congiunto e al nascituro la vicinanza di chi lo ha messo al mondo.

Liberi da preconcetti retrogradi e conformisti, il 27 settembre votiamo perché a ciascuna nuova vita venga garantita la presenza amorevole e confortante di ambo i genitori.

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