Ucciso a Como il prete degli ultimi

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Questa mattina poco dopo le 7, in Piazza San Rocco a Como, è stato trovato il corpo senza vita di Don Roberto Malgesini, un sacerdote 51enne originario della Valtellina, ucciso a coltellate. Il prete era molto conosciuto per il suo impegno a favore degli emarginati, dei senza tetto, dei rifugiati. Ed è stato proprio uno di loro, un 53enne tunisino che si è costituito ai carabinieri, ad averlo ucciso a coltellate.

E come potrebbe essere altrimenti, la mente va subito ad un altro prete ucciso alle porte di Como, nelle medesime circostanze, anch’egli davanti alla Chiesa che aveva aperto ai senza tetto. Era il pomeriggio del 20 gennaio del 1999 e Don Renzo Beretta, parroco di Ponte Chiasso sin dal 1984 era stato colpito a morte da un marocchino 31enne cui aveva prestato soccorso. Prima di morire, Don Renzo ebbe il tempo di dire: “Voleva solo spaventarmi, ma non mi ha fatto niente.”

Allora come oggi il brutale fatto di sangue scosse la comunità locale. Poiché come Don Roberto, anche Don Renzo aveva consacrato la sua vita agli ultimi, ai dimenticati in quella terra di confine che già in quegli anni era presa d’assalto da extra comunitari che cercavano di varcare il confine con la Svizzera per proseguire il loro viaggio della speranza verso nord, ma che nella maggior parte dei casi venivano respinti e erravano nelle vie di Ponte Chiasso, nei giardini pubblici e per l’appunto vicino alla chiesa dove Don Beretta fu accoltellato.

L’accoltellatore soffriva di turbe psichiche

Uno scenario praticamente identico si è ripetuto oggi a pochi chilometri di distanza. Sono trascorsi più di 21 anni da quel tragico 20 gennaio 1999, ma le dinamiche sono identiche: come il suo predecessore, Don Roberto Malgesini, 51 anni, di Morbegno in provincia di Sondrio, aveva aperto le porte della sua chiesa agli ultimi, agli emarginati, ai rifugiati. Ed è proprio uno di loro che alle sette di questa mattina si è accanito su di lui con un coltello prima di costituirsi un’ora dopo. L’uomo, un tunisino 53enne conosceva bene la sua vittima che gli forniva assistenza e, stando ai primi elementi trapelati, con il quale pare fosse anche in buoni rapporti. Stando però al direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, che lo ha riferito ai media locali, l’uomo soffriva di turbe psichiche e sin dal 2015 era stato oggetto di provvedimenti di espulsione comunque non eseguiti. L’indagine è condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Como, Massimo Astori.

La morte brutale di Don Roberto ha scosso la comunità locale che lo conosceva bene per il suo impegno nell’ambito del volontariato sociale. Il sacerdote valtellinese collaborava infatti attivamente con le associazioni di accoglienza ed era anche il coordinatore di un gruppo di volontari comaschi che quotidianamente portano la colazione ai senza tetto e ai migranti. Viveva nella parrocchia di San Rocco, a pochi passi dal punto dove il suo corpo senza vita è stato ritrovato. Sul posto del delitto, si è subito radunata una folla commossa tra cui anche tanti immigrati in lacrime. Questa sera il Vescovo di Como Mons. Oscar Cantoni che ha benedetto la salma, esprimendo “profondo dolore per quanto accaduto” guiderà il Santo Rosario nella Cattedrale di Como mentre il sindaco della città lariana ha annunciato il lutto cittadino.

Le parole di Salvini a mo’ di rivincita

Intanto, in un’intervista al “Corriere della Sera”, il segretario regionale di Rifondazione comunista Fabrizio Baggi ha puntato il dito contro l’amministrazione municipale: “Don Roberto è stato lasciato completamente solo, aiutato solo da noi, dai parrocchiani, dai volontari, ma le amministrazioni a Como lo hanno solo contrastato, fecero addirittura togliere i bagni chimici che aveva sistemato qui dietro, le panchine, perfino una fontanella. Io non sono credente” conclude Baggi, “ma credo che i preti come Don Roberto siano gli unici che applicano quello che c’è scritto sul Vangelo.”

A pochi giorni dall’uccisione del giovane capoverdiano Willy, massacrato a suon di botte da quattro teppisti italiani, la morte violenta di un prete italiano per mano di un immigrato suona quasi come una rivincita per il leader della Lega Matteo Salvini che non aveva speso una parola per l’atroce fine del 21enne. Commentando l’omicidio del prete di Como, Salvini ha detto: “Don Roberto amava e curava gli ultimi e ha smesso di vivere per qualcuno che non aveva il diritto di vivere in Italia. Invece di ringraziare Dio e gli italiani per le possibilità che gli danno, li ringrazia a coltellate»

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