USA Civil War 2/11

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Nota della Redazione:

Cari lettori, presentiamo, a puntate, un’operazione audace e temeraria, quella di Alessandro Boggian (già presidente dei Verdi ticinesi), un racconto di fantapolitica che ha i giorni contati. Boggian infatti si cimenta e si lancia, spericolato narratore, nella cronaca delle elezioni americane, che avranno luogo a novembre di quest’anno. Un racconto che GAS accoglie di buon grado anche perché in grado di evocare fantasmi che dormono da decenni nelle anime delle forze progressiste mondiali.

Una cronaca che seppur nell’ambito della fantapolitica, mantiene saldo un fil rouge realistico un racconto che, nella sua agghiacciante plausibilità, fa venire i brividi e ci fa sperare che i fatti, stavolta, non sfoceranno nella fantasia come purtroppo spesso accade. Un’avvincente lettura che tiene davvero col fiato sospeso, un regalo estivo avvelenato, per tenere sveglie i nostri lettori e ricordare loro che anche nella requie agostinea, il male continua a serpeggiare infido e pernicioso nel sottosuolo della politica internazionale.

Buon divertimento.

2021 – Cronaca dell’inizio della Seconda Guerra Civile Americana (segue dalla precedente puntata: USA Civil War II/10)

Martedì, 29 dicembre 2020

Il Senato americano è convocato in mattinata per approvare la nomina della giudice della Corte Suprema. È presente un solo democratico che chiede la conta dei presenti che risultano essere solo 45 e mancando il quorum di 51 il voto viene rinviato al pomeriggio. Il pomeriggio stessa scena, ma sono presenti 52 senatori, contando il democratico che esce al termine della conta. Mancano i senatori repubblicani Mitt Romney dello Utah e Lisa Murkowski dell’Alaska che annunciano in separata sede di rifiutarsi di votare senza discussione e formale verifica della candidata da parte della commissione giustizia. Comunque il quorum è valido, nonostante le pressioni dell’opinione pubblica sulla senatrice Susan Collins del Maine che probabilmente è stata sconfitta alle elezioni dalla candidata democratica Sara Gideon in novembre, ma formalmente ancora membro fino al 3 gennaio 2021. E’ evidente che ha subito pressioni ancora più forti dal partito, rifiutando di fare dichiarazioni alla stampa. Amy Coney Barrett viene confermata quale giudice alla Corte Suprema col minimo dei voti necessari. La Corte Suprema ha ora una netta maggioranza di giudici conservatori con 6 membri contro i 3 di nomina democratica. Nonostante il freddo e la pandemia, migliaia di dimostranti cercano di radunarsi a Washington in segno di protesta, ma vengono dispersi violentemente e si contano anche delle vittime tra i dimostranti. Un agente viene ferito gravemente e il quartiere di Anacostia a Washington a grande maggioranza black, è in fiamme. Avvengono numerose perquisizioni e arresti, è il caos nella capitale, è caos nell’America di Trump.

Mercoledì 30 dicembre

E’ la fine di un anno orribile per gli Stati Uniti d’America, o annus horribilis come direbbe la regina d’Inghilterra. Tra pandemia, crisi economica e politica, la nazione è in agonia, ma la speranza di rinascita è ancora sentita, specie tra i giovani. Speranze frantumate dagli eventi di Chicago nella notte tra il 30 e 31 dicembre. Tutto è cominciato quando nel pomeriggio un’autobomba è esplosa davanti al municipio di Chicago proprio mentre la sindaca black Lori Lightfoot era nell’atrio con dei giornalisti. Crolla parte del maestoso edificio in stile neo-classico, decine di persone rimangono sotto le macerie, è una strage. Al contempo nel quartiere di Roseland nella South Side di Chicago, dove solo l’1% della popolazione è bianca, arrivano diverse camionette con miliziani armati di fucili semi-automatici, granate e pistole che, al grido di “Make America Great Again” e “Trump Forever”, seminano terrore, morte e distruzione in un raid che fa decine di vittime. Il raid finisce in guerra di quartiere in quanto molti abitanti sono organizzati in bande armate avversarie, ora invece riunite per contrastare la minaccia dei razzisti bianchi. E’ strage da una parte e dall’altra, anche perché nessuna forza dell’ordine interviene. Tra autobomba al municipio e il raid di Roseland le vittime sono oltre 300 e i feriti non si contano. Il corpo esanime di Lori Lighfoot verrà ritrovato sotto le macerie il giorno di Capodanno.

Lunedì 4 gennaio

All’indomani dei solenni funerali della giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, la Corte si riunisce per delle decisioni urgenti. Deve decidere sia sulle richieste del 16 dicembre fatte dalla leader della Camera, la democratica Nancy Pelosi, sia quella del leader repubblicano del Senato Mitch McConnell. Si tratta di definire quale è la maggioranza, sia alla Camera, sia al Senato, per decidere chi verrà eletto presidente e chi sarà il prossimo vice-presidente sulla base di quanto stabilito dal 12. emendamento della costituzione. Mancando ancora il numero di parlamentari necessari per la maggioranza assoluta in entrambe le Camere, la Corte Suprema deve decidere quale sarà la maggioranza che assegnerà la carica. Il problema politico è che in entrambe le camere i repubblicani avrebbero la maggioranza, visto che si vota sulla base della maggioranza in ciascun Stato e non sulla base del numero di deputati. Alla camera i repubblicani hanno la maggioranza in 25 Stati, contando Stati con un solo rappresentante come il Wyoming o l’Alaska, mentre i democratici solo 16, anche se sono stati demograficamente “pesanti” come la California e Illinois e hanno in totale un numero superiore di rappresentanti. Essendo presenti i rappresentanti di soltanto 41 Stati, anziché 50, si tratta di capire se la maggioranza assoluta va calcolata su 41 Stati invece di 50. La Corte Suprema, applicando la costituzione, decide che essendo superato il quorum di due terzi degli Stati presenti, la maggioranza va calcolata sulla base dei presenti e cioè 21 e non 26. Lo stesso principio verrà applicato al Senato dove il quorum di due terzi, che al Senato è di 67, è pure raggiunto e che pertanto anche al Senato si eleggerà il vice-presidente sulla base della maggioranza assoluta dei presenti, ovvero 48 senatori.

Questa decisione è devastante in quanto ciò permetterebbe a 25 rappresentanti del popolo di eleggere l’uomo più potente della terra. In parole povere, tra due giorni Donald Trump e Mike Pence verrebbero riconfermati, nonostante sia ormai evidente che avrebbero perso le elezioni.

Mercoledì, 6 gennaio 2021

Il Congresso americano si riunisce per la conta dei voti dei collegi elettorali e, in mancanza di una maggioranza, all’elezione secondo il 12. emendamento. A presiedere le camere riunite dovrebbe essere il vice-presidente Pence che però è inspiegabilmente assente. Toccherebbe al presidente pro tempore del Senato, il senatore repubblicano Chuck Grassley dell’Iowa, ma è stato ricoverato all’ospedale la sera precedente, senza definire il suo sostituto. La maggioranza repubblicana al Senato elegge un presidente pro tempore provvisorio nella persona di Richard Shelby dell’Alabama. Toccherebbe a Mitch McConnell, ma essendo il leader della maggioranza al Senato, non può cumulare le cariche. L’elezione di Shelby viene però bloccata dal membro anziano del Congresso, il democratico Patrick Leahy del Vermont, che presiede nel frattempo, in quanto vi sono assenze non giustificate tra i ranghi repubblicani e pertanto l’elezione viene invalidata. I lavori vengono interrotti da questioni procedurali, la busta della conta dei voti del collegio elettorale rimane chiusa e la presidente della Camera Nancy Pelosi si rifiuta di convocare i rappresentanti fintantoché non vengono espletate tutte le formalità. Nel pomeriggio l’annuncio clamoroso: tutti i membri del Congresso democratici decidono di non partecipare più alle sedute finché la capitale non sarà liberata dalle milizie federali in quanto illegali, e abbandonano Washington per ritornare nei rispettivi Stati.

Nel frattempo si apprende che il vice-presidente Mike Pence ha abbandonato Washington per ragioni misteriose e si trova in una località non definita. Gli USA si ritrovano in una crisi istituzionale senza precedenti, col governo bloccato da un Congresso immobilizzato e con varie città in stato d’assedio.

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