Addio a Enzo Mari e Alfredo Cerruti

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La notizia della morte di Enzo Mari e quella di Alfredo Cerruti sono arrivate a poche ore di distanza una dall’altra. Piemontese tutto d’un pezzo, Mari, aveva ottantotto anni. Nel corso della sua carriera è stato tra i designer più influenti del Novecento. Il volto scavato e in parte coperto da una barba bianca, i capelli arruffati e lo sguardo severo e acquoso. Sono tutto fuorché un designer, amava dire di sé. “L’arte non è mai popolare – ripeteva come un mantra Enzo Mari – oggi nell’arte si produce soprattutto merda.”

Aveva le idee bene in chiaro sul suo ruolo, in una società che leggeva con la severità di chi aveva vissuto la guerra e gli anni di stenti, fame e sacrifici che la seguirono. “I designer – aveva dichiarato Mari in un’intervista – sono i primi tra i miei nemici. Il 95% è totalmente ignorante. Sono dei piccoli robot che accettano come valore solo il mercato. Poi c’è un 5% che capisce, ma cinicamente accetta le distorsioni dello stesso mercato: oggetti costruiti solo per durare qualche mese… Non servono a chi li acquista ma a chi li produce per fare profitto.”

E’ legittimo – ammetteva Mari – ma non si riempiano riviste e volumi per dire che questi lavori contengono qualcosa di cui la società ha bisogno. Da trent’anni si producono oggetti di design che hanno l’unico scopo/caratteristica di sembrare diversi uno dall’altro. Nulla di nuovo. Il problema è che oggi tutti i grandi imprenditori realizzano oggetti solo per produrre denaro. Io con questi non ci posso lavorare. Cerco di lavorare solo con chi dimostra un po’ di passione per il progetto. Con chi si metterebbe in casa l’oggetto che produce.

Lo stesso anticonformismo, la medesima insofferenza rispetto alle convenzioni sociali del proprio tempo che albergavano in Alfredo Cerruti. Produttore discografico, attore e autore televisivo, nato a Napoli nel 1942, lui era la voce narrante degli Squallor: il gruppo musicale più irriverente e censurato d’Italia fondato nel 1971 insieme a Giancarlo Bigazzi (autore di canzoni di successo tra le quali ricordiamo “Rose rosse”, “Montagne verdi” e “Lisa dagli occhi blu”), Daniele Pace (“Nessuno mi può giudicare” e “La luna bussò”) e Totò Savio (“Cuore matto” e “maledetta primavera”).

Gli Squallor, una band oggi di culto che fin dal suo primo album intitolato “Troia” fece del doppio senso, dei testi particolarmente espliciti, satirici e spesso grotteschi, la propria cifra stilistica. I componenti del gruppo, musicisti e arrangiatori abilissimi, erano quattro stimati professionisti del mondo della musica leggera italiana che nel corso degli anni Settanta si fecero beffa della censura con i loro nonsense e una massiccia dose d’irriverenza.

Cerruti poi era anche stato, insieme a Renzo Arbore, una delle menti geniali dietro al programma televisivo “Indietro tutta!”: “Era un mezzo capolavoro quel programma. Ci ritrovavamo a casa di Renzo con la mortadella e le michette. Poi, a pancia piena, ragionavamo. Certe indicazioni le davo direttamente dalla terrazza. Fumavo come un pazzo e a casa Arbore dove però il fumo era bandito”, disse in un’occasione lo stesso Alfredo Cerruti.

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