Cambiare Salvini per cambiare la Lega

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L’aria è cambiata non solo per  il Covid. Ma il virus è stato latore di malattia e al contempo di un cambio di visione. Matteo Salvini si trova in serie difficoltà perché il Ppe*, il Partito popolare europeo, che non accetta più certe intemperanze, lo ha escluso.

E la Lega si trova di fronte a un serio dilemma. O Salvini cambia, abbandonando tesi sovraniste e antieuropeiste o la Lega cambia leader. E se Salvini ci ha abituati ai voltafaccia politici e ideologici, oggi è veramente difficile immaginare un suo cambiamento che lo renda autorevole e credibile quando fino a ieri baciava il rosario e pregava in diretta con Barbara d’Urso, oppure mangiava lasagne e bomboloni sui social.

Semplicemente Salvini non è fatto per essere autorevole. È furbo di quella furbizia contadina ma non è astuto come un uomo di Stato dovrebbe essere. Il suo ruolo congeniale è quello dell’arruffapopoli, del piacione da spiaggia, del compagnone da bar. Questa svolta dovuta al Covid ha profondamente cambiato i rapporti tra l’Europa, gli Stati e gli europei stessi. La continua erosione di consensi della Lega a favore di Fratelli d’Italia della Meloni, ne è in fondo la cartina di tornasole.

E se la Meloni, a destra, appare più autorevole e misurata di te, devi porti un serio problema.

Ecco perché il suo rimanere in Identity and Democracy, la compagine schierata ancora più a destra, sembra una forzatura dovuta alla necessità. Semplicemente il Ppe chiede più responsabilità e più europeismo. Salvini è costretto così ad essere relegato all’estrema destra con Marine Le Pen, soprannominata l’eterna perdente e con i ceffi di Alternative für Deutschland, che peraltro hanno anch’essi, alle ultime elezioni, abbandonato le tesi antieuropeiste per darsi una regolata. E comunque, gli aderenti di ID, si ritrovano isolati, estromessi dalle commissioni parlamentari, dei paria insomma.

Il declino salviniano parte da lontano, quando ancora non c’erano avvisaglie di grossi cambiamenti, ma i segnali cominciavano a sommarsi. (leggi qui)

Quando già a maggio dell’anno scorso aveva perso diversi punti percentuali a causa dei continui litigi con gli ex alleati dei 5 Stelle. E anche quando poco dopo, in televisione, faceva un tonfo importante alla trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, indizio del disinteresse del pubblico (leggi qui) 

Il Covid 19 e le ultime elezioni regionali hanno dato l’ennesima spallata. Il sovranismo destrorso è arrivato al suo picco, è passato e ora, con la probabile trombatura di Donald Trump alle elezioni USA, svolterà l’angolo definitivamente. Nel Ppe, nessuno è disposto a dare credito alla Lega, a parte il Fidesz di Orban, l’eterno nemico giurato dell’Europa, il sovranista ungherese autocratico che si sta isolando sempre più a causa degli autoritarismi che impone nel suo Paese.  A questo proposito, è recente una ritorsione della Norvegia, che ha sospeso 400 milioni di fondi europei destinati all’Ungheria e alla Polonia, accusate di violare lo stato di diritto. Finalmente si passa ai fatti: volete fare come vi pare? Bene, ma senza i nostri soldi. E sappiamo tutti cosa significa perdere centinaia di milioni o miliardi di sovvenzioni europee.

Pesantissimo è stato anche il capogruppo del Ppe all’assemblea plenaria, che ha recitato un mezzo epitaffio per il leader leghista:

“Siamo qui per servire i cittadini europei, un vero patriota non può essere una marionetta di Putin”

 in riferimento ai legami di Salvini col presidente russo e ai presunti finanziamenti russi.

Senza voler essere falsi profeti, possiamo sostenere con una buona dose di certezza, che effettivamente la stella di Salvini è ormai destinata a sparire dal firmamento politico italiano, o perlomeno a finire in bracci dimenticati della galassia.

Difficile tenere banco continuando a parlare di immigrati, quando la politica europea è lanciata in un cambiamento epocale verso un rinnovo fondamentale di sistemi economici, ambientali, energetici e politici.
Là fuori c’è un’Europa nuova, e in quest’Europa semplicemente non c’è posto per quelli come Salvini. Oggi si cercano soluzioni, si ha fame di futuro sostenibile e sicuro, si è stanchi di continue lamentele e lagne o di spettacoli circensi gestiti dai vari imbonitori sovranisti.

E il sipario in fondo alla pista si chiude, probabilmente, su una delle ultime esibizioni decenti di Salvini.

*Ppe: È la famiglia politica europeista di centro e di centro-destra che raccoglie le forze generalmente classificabili come moderate, cristiano-democratiche e conservatrici nel segno della tradizione liberalconservatrice: oltre ad essere il maggiore partito rappresentato in ciascuna delle istituzioni dell’Unione Europea ed anche il più ampio del Consiglio d’Europa, è il più influente dei partiti europei ed è il più grande gruppo politico nel Parlamento europeo con 187 eurodeputati.

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