Carne, carne e ancora carne

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Da qualche giorno, nelle mense scolastiche del Ticino, è stata introdotta una giornata che offrirà solo piatti della cucina vegetariana. Via dalla tavola carne e pesce che abbondano come il riso sulla bocca degli stolti. Ma se il riso fa buon sangue, al contrario la carne e i grassi non fanno altro che intoppare le arterie e attentare alla salute del nostro cuore. Eppure la ragione che ha portato a questa scelta è un’altra. L’idea avuta da quelli del Decs è stata d’introdurre una misura che fosse a favore di un’offerta alimentare più sostenibile e equilibrata.

Se l’equilibro forse è ancora di là da venire, di sicuro la carne è troppo spesso prodotta in allevamenti che non hanno nulla della fattoria del Mulino Bianco, ma assomigliano più a dei lager in cui la produttività, per esempio, è assicurata bombando di antibiotici queste povere bestie. Quindi diminuire il consumo di carne certamente significa ambire a una maggiore sostenibilità. Gli animali sono responsabili di circa il 14% delle emissioni di gas serra nel mondo, due terzi dei quali causati proprio dal bestiame d’allevamento.

Se poi ci aggiungiamo che l’attuale pandemia è con tutta probabilità partita da un wet market cinese e dalla promiscuità di animali selvatici vendute per essere mangiati dall’uomo, ci rendiamo conto del gran casino in cui viviamo. Un casino di cui siamo la causa prima e al contempo vittime. Ecco perché, oculate scelte politiche a tutela e salvaguardia degli animali – che siano selvatici, domestici o allevati per essere macellati poco importa – sono oggi più che mai urgenti.

Ma come c’insegnano le trame che vedono l’uomo al centro della storia, anche in questa narrazione non poteva mancare la notizia che proprio non ti aspetti e che ti dà la misura dell’imbecillità umana. Il Governo sudafricano ha dichiarato di voler mettere mano al Meat Safety Act, una legge che stabilisce quali animali possono essere allevati e commercializzati in Sud Africa per la loro carne. La follia è quella di voler consentire il consumo di carne di specie a rischio d’estinzione come elefanti, rinoceronti, ippopotami, antilopi, gnu, zebre, gazzelle, giraffe, coccodrilli e tanti altri.

Il lampo di genio avuto? Commercializzarne la carne a costo di correre il rischio di un disastro ecologico. Eventualità all’origine dell’accesa opposizione che questa proposta di revisione della legge sta, per fortuna, incontrando. Senza contare che tra i già non pochi problemi che attanagliano il continente africano, il consumo di carne di animali selvatici è da tempo sotto accusa pensando alla conservazione della ricchezza faunistica africana. Il timore più grande degli oppositori è che la modifica di questa legge possa, di fatto, portare alla creazione di wet market in Sud Africa.

È inconcepibile macellare animali selvatici, in particolare specie in via di estinzione e quasi estinte come il rinoceronte e l’elefante. La vendita di qualsiasi prodotto derivato da specie minacciate di estinzione dovrebbe essere severamente vietata e non incentivata. Il consumo di animali selvatici aumenta il rischio reale di malattie zoonotiche come sappiamo bene pensando alla pandemia mondiale in corso che attribuisce proprio al consumo di animali selvatici la responsabilità. Eppure al netto di queste che sono tra le obiezioni più sensate finora espresse, c’è ancora chi saliva al solo pensiero che una bistecca d’ippopotamo alla griglia sia assolutamente la fine del mondo. In un modo, o nell’altro, certamente lo sarà.

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