Carofiglio: opporsi agli pseudo-dibattiti tv

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Un breviario politico che si trasforma in accusa verso i talk show televisivi, questi pseudo dibattiti che generano solo confusione, paura, rabbia, aggressività … . Ci si può opporre: ce lo dice Gianrico Carofiglio in una necessaria pubblicazione

Gianrico Carofiglio non necessita di presentazioni. Tutti sappiamo dei suoi numerosi titoli di successo (quasi sempre in vetta alle classifiche di vendita) e ne conosciamo la pacata sagacia nei frequenti interventi televisivi, dalla Gruber ma non solo. L’ex-magistrato barese, il creatore dell’inconfondibile avvocato Guerrieri, possiede un timbro espressivo unico: chiaro, circostanziato e preciso, consequenziale e non privo di emozioni, in particolar modo sul versante della compassione. Non è la voce dei vincitori, non fa squillare le trombe per i vincenti ma ha sempre un grande riguardo per gli esclusi, per le pieghe chiaroscure non subito evidenti. Nei suoi romanzi vi sono dei frangenti, delle pagine se non addirittura dei capitoli, dove sembra di assistere ad un’arringa di un grande luminare dei tribunali (quale lui è stato). Ragionamenti, deduzioni, citazioni in preparazione … della dichiarazione o richiesta finale.

Da un paio di mesi Carofiglio è tornato in libreria. Questa volta però non propone un romanzo ma una serie di riflessioni. Già il titolo dice tanto: «Della gentilezza e del coraggio: breviario di politica e altre cose». Dunque siamo sull’attualità nella versione della saggistica divulgativa.

Il motivo di questa pubblicazione è dato dalla sacrosanta reazione al dilagare della disinformazione, dall’abbruttimento del dibattito (se così si può dire) politico, dalle nuove perverse strategie comunicative oramai in auge. Strategie che conosciamo tutti e che, inconsapevolmente, ogni tanto pratichiamo. In merito ci piace citare un episodio in cui un giornalista sicuramente non banale è stato invitato a non più usare il termine «decreto salvezza», in quanto non corrispondente a realtà (che salvezza è quella che condanna dei miserabili a morte sicura nel mare?). Ebbene dopo un paio di domande il giornalista, sempre su di un canale italiano, ci è ricascato, usando ancora questo termine. E’ solo un esempio ma rende l’idea di come, tante volte, l’abitudine espressiva prenda il sopravvento sulle intenzioni. E’ il linguaggio che comanda. Carofiglio ci mette in guardia, invitandoci alla massima attenzione nei confronti delle parole usate, ai concetti che trapelano al di là delle intenzioni. E qui l’autore barese è davvero prodigo di consigli, auspici, considerazioni oggettive.

Come il pretendere dall’interlocutore un impegno di verità («un’affermazione deve essere disponibile a dimostrare che essa è vera e se (sarebbe) tenuto a usare la lingua conformemente ai significati.») e l’obbligo, se richiesto, della prova a sostegno della propria asserzione. Sembra una banalità ma …proviamo a sintonizzarci su di un talk show televisivo e subito ne abbiamo una dimostrazione contraria. E questo non è che un esempio preso a caso dal breviario di Carofiglio. Poi possiamo trovare altre situazioni, come l’affermazione quale forma di aggressione, il ricorso alla retorica fascista, l’atteggiamento pessimista se non catastrofista … Senza mai dimenticare l’ironia, che permette il necessario distacco, e la volontà nel cercare sempre di capire l’interlocutore. Non si tratta di porgere l’altra guancia: qui la gentilezza viene vista come virtù combattiva, che non è buona educazione o garbo (che restano valori comunque, eh…) ma attitudine per affrontare e risolvere in maniera non violenta i conflitti nella vita di relazione. Sempre? Calma, vi è la classica eccezione a confermare la regola, quella contro gli intolleranti, che ovviamente non meritano tolleranza. Saper uscire dalla gabbia dell’ego, gestire il conflitto con chiarezza, non accettare le battute «fuori tema» («parliamo di Bibbiano»): sono piccole grandi regole che andrebbero sempre applicate. Senza mai dimenticare la continua riflessione sul vero significato delle parole, anche in funzione autocritica. Un altro esempio? Quello del continuare a definire come «fascista» qualsiasi affermazione o gesto di violenza. «Se tutto è fascista allora niente è fascista», e questo fa proprio il gioco dei fascisti veri.

Un libro interessante, che ha nella sua lineare disposizione di argomenti, nella loro consequenzialità, il merito maggiore. Perché riflettere sui diversi temi affrontati in modalità sporadica e magari umorale è un conto, affrontarli nel loro contesto generale (come proposto da Carofiglio) è un altro. Consigliamo volentieri la lettura di questo «Della gentilezza e del coraggio: breviario di politica e altre cose» perché, come accade con i buoni libri, alla fine si hanno percezioni e visioni diverse. Non è poco.

«Della gentilezza e del coraggio: breviario di politica e altre cose», di Gianrico Carofiglio, 2020, ed. Feltrinelli, pag. 119, Euro: 14,00.

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