Cile, addio alla costituzione di Pinochet

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Ci sono fardelli del passato di cui a volte è difficile liberarsi. Lo sanno bene i cileni che con uno schiacciante 78% hanno votato sì al referendum voluto per riformare una costituzione figlia della dittatura e del generale Augusto Pinochet che proprio trent’anni fa mise mano alla carta che per ogni nazione definisce la natura, la forma, la struttura, l’attività e le regole dello Stato di diritto. Un frutto avvelenato del quale il Paese latinoamericano si libera al termine di un anno difficile, segnato non solo dalla pandemia.

Alla domanda “Quiere usted una Nueva Constitución?” gli elettori hanno potuto finalmente rispondere “apruebo”, approvo. La richiesta di una nuova costituzione risale all’autunno dello scorso anno quando nelle strade e nelle piazze della capitale Santiago e delle altre grandi città del Paese si riversarono migliaia di manifestanti per contestare il modello economico e sociale cileno, e soprattutto la costituzione che lo reggeva. Una costituzione che però cambierà presto, tornando a somigliare a un popolo che ha deciso di fare davvero i conti con il proprio passato e di farlo fino in fondo.

Per il Cile, come ogni altra conquista, anche questa, non è stata facile tantomeno scontata. Il bilancio delle proteste, e della repressione da parte delle forze dell’ordine, parla chiaro: ci sono voluti 36 morti e centinaia di feriti, prima che l’attuale governo andasse finalmente incontro alle istanze del popolo cileno. “Finora la costituzione ci ha diviso – ha commentato l’esito delle urne in un discorso trasmesso in televisione il presidente Sebastian Pinera – A partire da oggi dobbiamo collaborare tutti perché la nuova costituzione sia uno spazio di unità, stabilità e futuro“.

Che la strada sia finalmente in discesa in una nazione che, dal 1973 (l’anno del cruento colpo di stato con cui si pose fine al governo di Unidad Popular del presidente Salvador Allende) al 1990, ha vissuto nella morsa di una feroce dittatura, è ancora tutto da vedere. Di sicuro c’è invece il fatto che l’aver deciso di voler riscrivere la costituzione darà finalmente una risposta alla crescente sete di giustizia sociale e di democrazia fattasi più urgente che mai.

Ora la palla andrà ai 155 membri della Assemblea costituente scelti in occasione delle elezioni amministrative del 11 aprile del prossimo anno, rispettando un criterio di parità di genere e la possibilità di una rappresentanza che esprima anche delegati delle popolazioni indigene. I lavori inizieranno così nel maggio del 2021 e il risultato del suo lavoro sarà sottoposto di nuovo a un referendum popolare che verosimilmente si svolgerà nel secondo semestre del 2022. In caso di approvazione la nuova costituzione entrerà in vigore immediatamente, sostituendo una volta per sempre la precedente.

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