Dov’è finita la mafia di una volta?

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A domandarselo dal palco di “Io con Salvini”, un evento pubblico organizzato a Catania in concomitanza con l’udienza che ha visto l’ex ministro degli Interni comparire davanti ai giudici per rispondere all’accusa di sequestro di persona, è stata Angela Maraventano, un’ex senatrice leghista originaria di Lampedusa che ha accusato il governo di essere “complice” dei trafficanti che lucrano sui clandestini che sbarcano sulle coste italiane.

La nostra mafia ormai – ha avuto il coraggio di dire la Maravento – non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima. Dove sono? Non esiste più, perché noi la stiamo completamente eliminando. Nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio”. No, oggi, a suo dire “complice di chi traffica carne umana”, cioè del governo, c’è perfino la mafia.

Parole che se da un lato fanno accapponare la pelle, dall’altro ci dicono di che pasta è fatta e dove pesca i suoi voti la Lega in Sicilia. E poco conta se la Maravento si è poi scusata cospargendosi il capo di cenere o che Salvini il giorno prima aveva postato su Facebook delle parole di Paolo Borsellino, travisandone comunque il senso.

Quel che va annotato è come sotto sotto l’idea che “La mafia è buona, la mafia è bella!” resista malgrado si conosca esattamente quale sia la realtà dei fatti. Come diceva provocatoriamente uno dei protagonisti del film “Mery per sempre”: “La mafia è bene, la mafia è giusta”, ma la vecchia mafia che difendeva il territorio non è mai esistita.

La mafia buona è la narrazione che generazione dopo generazione hanno costruito attorno a sé i mafiosi. Quegli uomini d’onore che lo erano solo a parole. Pronti a tutto, perfino a scannarsi tra loro pur di poter esercitare il potere e arricchirsi illecitamente alla faccia delle regole e dello stato di diritto. Che la mafia di un tempo non uccideva donne e bambini o non trafficava in droga sono alcune delle storielline che alcuni ancora si raccontano per il gusto di poter continuare a credere alle favole.

Bugie belle e buone che fanno parte della strategia politica di certa destra populista pronta a tutto pur di raccattare voti e potersi così accomodare nelle stanze del potere e accaparrarsi l’intera torta. Un’avidità che fa leva su di una rabbia cieca e disumana. Un agire politico che fa rabbrividire, soprattutto se pensiamo che le parole dell’ex senatrice della Repubblica italiana ed ex vicesindaca di Lampedusa sono state dette il 3 ottobre, non in un giorno qualsiasi, ma nella Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, anniversario del naufragio del 2013 quando al largo dell’isola siciliana, morirono 368 migranti.

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