Gobbi, in guerra con l’economia

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A proposito delle verifiche, dei controlli effettuati dall’Ufficio della migrazione insieme alla Polizia cantonale nelle abitazioni private di coloro che risiedono in Ticino grazie a un permesso di lavoro, Gobbi non ha dubbi. Di fronte a chi si è indignato o ha storto il naso ai modi poco gentili e a richieste del tipo “apra il frigo” o “mi mostri cosa c’è nell’armadio” il ministro leghista ha serrato le fila ribadendo come “non vi è motivo di modificare alcuna prassi, considerato come il Tribunale amministrativo, così come il Tribunale federale, non hanno mai sollevato alcuna obiezione all’operato della Sezione della popolazione e della Polizia cantonale.”

Che le ispezioni domiciliari siano condotte con metodi francamente discutibili, talvolta al limite dell’umiliazione, è stato oggetto di dibattito. Ma la vera questione non è quella dei controlli di polizia che c’erano e continueranno a esserci così come ci ha assicurato il Norman. Del resto al ticinese medio, che magari ha anche votato Lega, dei modi sgarbati, del conteggio delle mutande o della mancanza di tatto di certi agenti gli frega fino a un certo punto. Per lui, e almeno a parole anche per il tandem Lega/UDC, la vera preoccupazione ormai diventata quasi un’ossessione è per il lavoro e il rispetto delle regole, in un Ticino il cui mercato del lavoro non brilla certo per dinamismo e opportunità.

In una regione la cui economia si regge anche sui frontalieri, andare a brutalizzare parte della forza lavoro e perfino alcuni imprenditori che hanno scelto il Ticino generando ricchezza nel nostro Cantone, facendo girare l’economia e in qualche caso creando perfino centinaia di posti di lavoro, significa una cosa soltanto: tirarsi la zappa sui piedi. Di più, caro Norman, vuol dire colpirsi di proposito e a più riprese nelle parti basse. Una guerra all’economia che è pura follia. Masochismo allo stato puro. E tra le vicende che meglio spiegano ed esemplificano ciò a cui mi riferisco c’è il business della marijuana legale con un ridotto contenuto di THC, il mercato della cosiddetta canapa light.

Se nel Nord America quello della canapa è tra i mercati in maggior espansione con alcuni Stati che l’hanno perfino legalizzata a scopo ricreativo, si deve soprattutto al potenziale economico ancora tutto da esprimere che questa pianta porta con sé. Un arbusto dai mille usi con il quale si possono, per esempio, produrre olii, farine, creme, tisane, corde, tessuti tessili e perfino bioplastiche. Una moda e un trend che sono sbarcati anche in Europa. La canapa che non produce alcun sballo è tollerata e risulta legale anche in Svizzera, dov’è coltivata non solo in Ticino.

Peccato però che, pur essendo un’attività legale e alla luce del sole, questo tipo di coltivazione non trovi degli alleati né nei Comuni e neppure nella polizia che in questi anni ha dimostrato, soprattutto all’inizio, di avere un’attenzione ben maggiore che nel resto della Svizzera per questo tipo di attività economica, mal digerita e costantemente tenuta d’occhio con frequenti e continui sequestri a scopo preventivo. Una battaglia più che altro psicologica condotta al fine di avvilire e scoraggiare chi si avvicinava a questo tipo di attività, rendendola così meno attrattiva. Tutto ciò malgrado la prima economia del mondo ci dica come quello della canapa legale sia un business vincente e proiettato verso futuro. Ecco perché Norman Gobbi ha deciso di dichiarare guerra al nostro futuro. Se ci ritroveremo sempre più con le pezze al culo sarà per le scelte politiche fatte e sapremo a chi dire grazie.

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