Hackerato il sito di Trump

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Un altro segnale delle tensioni sempre più difficili da gestire nelle elezioni americane, a parte l’ennesimo malato mentale ucciso dalla polizia a Philadelphia e le sentenze selvagge dei giudici repubblicani che nei vari Stati tentano di inficiare il voto democratico.

Ieri si è assistito all’hackeraggio del sito della campagna di Donald Trump:

“Il mondo ne ha abbastanza delle false notizie diffuse quotidianamente dal presidente Donald J. Trump. É tempo di permettere al mondo di conoscere la verità”

Questo il tenore del messaggio che è apparso a chi voleva fare una scorribanda tra bandiere americane e slogan volitivi dell’attuale presidente. Gli hacker sostenevano di avere le prove del coinvolgimento di Trump nella diffusione del Covid, e curiosamente, chiedevano agli utenti, di pagare se volevano venire a conoscenza delle magagne nascoste.

Insomma, un ricattino soft: se vuoi che smascheriamo Trump paga, se no amici come prima.

Per quanto la simpatia per il presidente USA in carica sia ai minimi storici da queste parti, ci risulta difficile credere che sia in qualche modo coinvolto in un virus che a breve potrebbe costargli la poltrona presidenziale.

Di certo alla base dell’hackeraggio c’è anche una certa leggerezza da parte dei gestori. Secondo Wordfence, un sistema di sicurezza molto utilizzato per evitare hackeraggi, la cosa più probabile è che i gestori abbiano usato credenziali di accesso deboli e magari già usate in passato, un errore imperdonabile per siti sensibili.

Dunque diciamo neanche un hackeraggio di grandissima qualità.

Ma anche questo agire, ormai parte della guerra messa in campo in ambito social, è evocativa del clima, che è teso allo spasimo, tra due correnti che non provano nemmeno a incrociarsi, ma si respingono come calamite.

Gli stessi hacker infatti, che si introducono, non fanno altro che denunciare le bugie del presidente e chiedere soldi per smascherarle, come se ci fosse bisogno di aggiungere materiale alla valanga di scandali che hanno colpito Donald Trump negli ultimi mesi.

Nel frattempo, un giudice del Michigan, ha bocciato una direttiva del governo statale, che vietava di detenere armi all’interno dei seggi. Una cosa ovvia e palese in qualsiasi paese civile europeo, visto che uomini armati ai seggi possono creare situazioni intimidatorie, oltre che di serio pericolo. Una delle follie della democrazia statunitense, che mai come ora, si è dimostrata così poco democratica e molto più simile ad un’autocrazia.

Ormai pochi giorni ci separano da un verdetto epocale, che in fondo deciderà probabilmente la politica mondiale dei prossimi decenni. Una storia che dovrebbe lasciarci tutti col fiato sospeso, perché riguarda da vicinissimo anche noi e il futuro dell’Europa.

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