Il Covid ad Artisa?

Di

La ditta Artisa, di Setefano Artioli, magnate immobiliare del Luganese, non è proprio un ufficio con due dipendenti. Di Artioli si era parlato molto in questi ultimi tempi per due questioni: una la spiaggia abusiva a Caprino (leggi qui sotto),


l’altra, il libro di consigli sull’urbanistica luganese, che aveva avuto uno spazio decisamente ampio alla trasmissione Falò, la stessa che aveva smascherato il tentativo di farsi una spiaggetta privata.


Ora a riportare alla ribalta il nome di Artisa, sarebbero delle preoccupazioni legate al Covid. Secondo nostre informazioni, due dipendenti di Artisa avrebbero contratto il virus.

Dipendenti che sarebbero stati a contatto con numerosi colleghi e anche in un caso almeno, con personale di altre aziende.

Nonostante ciò, sembrerebbe che nessuna misura, almeno fino ad ora, sia stata implementata per indire una quarantena tra i dipendenti dell’immobiliare. Nessuno sa se la cosa è stata segnalata al medico cantonale o alle autorità preposte da parte dell’azienda.

La cosa non è così peregrina, un focolaio di Covid in un’azienda dovrebbe imporre, come nelle scuole, una quarantena, anche perché se chi lavora in azienda è in buona salute, magari a casa può avere persone sensibili o con patologie pregresse che rischiano la vita.

Senza voler accusare nessuno, auspichiamo che Artisa, se quanto diciamo rispondesse al vero, si attivi immediatamente, annunciando alle autorità i casi e prendendo le misure necessarie. È un dovere verso i propri dipendenti e verso gli altri. Anche perché le vite delle persone non valgono un business che probabilmente può esser svolto in buona parte da casa, anche se a scartamento ridotto.

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