Il futuro è donna?

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Il futuro sarà delle donne. È tutta la vita che ce lo sentiamo dire, ma il tempo è ormai scaduto da un pezzo. Difficile dire se e quando arriverà questo benedetto futuro. Troppo spesso noi donne conduciamo una vita nascosta, in una società che tende al maschile dove la regola è che essere femmina è ancora un’eccezione.

Un processo lento e faticoso

A prima vista sembrerebbe facile seguire il principio iscritto dal 1981 nella Costituzione federale e trasformato nel 1996 in articolo di Legge sulla parità dei sessi, ma in realtà non lo è. In Svizzera, esistono ancora sostanziali differenze salariali e il mondo femminile, a pari lavoro, guadagna in media 1’455 franchi in meno. Ma nessuna di noi protesta perché la paura di essere licenziate fa sì che noi donne alla fine ce ne stiamo zitte, spesso per il quieto vivere. Inoltre vale la pena ricordare che 6 donne su 10 sono confinate nel lavoro part-time, che non è più in del lavoro completo, ma costa meno a chi te lo propone ed è un invidiabile record che la Svizzera può vantare in Europa. Anche a livello dirigenziale, solo metà dei posti è occupato da donne. “Sarà un processo lento e faticoso”, disse nel 1994 Judith Stamm, ex presidente del Consiglio Nazionale.

Il diritto di contare

Spesso a non esserci d’aiuto è tutto ciò che ci sta intorno. Prendiamo ad esempio il nome delle strade, passeggiando in Via Vincenzo Vela, passando per via Canonico Ghiringhelli, continuando lungo Viale Cancelliere Molo, incrociando largo Franco Zorzi e sbucando in Piazza Rinaldo Simen, si incrociano in Ticino solamente quindici vie intitolate a una donna. Possibile? Solo quindici su oltre le mille che abbiamo? Eppure non mancherebbero le donne meritevoli di essere ricordate. Biasca ha sfiorato la possibilità di avere Via Raffaella Columberg, morta nel 2007, nota ceramista che ha portato sul territorio personaggi illustri del mondo della cultura, ma ricorsi vari, pretesti inutili e noie burocratiche, quali la scocciatura per gli abitanti di dover modificare l’indirizzo, hanno fatto sì che la questione sia ancora pendente e la via ancora non c’è.

E Dio creò la donna

Ma come si spiega? Siamo state e siamo medici, scienziate, cancelliere, condottiere, papesse, artiste e ora ci stiamo preparando ad andare perfino sul nostro satellite con il progetto Artemis che prevede un nuovo allunaggio nel 2024, con la prima donna a poter forse dire: “È un grande passo per una donna così come lo è per tutto il genere umano”, eppure ancora non decolliamo. Un paradosso se pensiamo che è proprio grazie alla collaborazione femminile ai progetti della NASA che è stato possibile a dodici uomini lasciare la loro impronta sulla luna. Ma se un giorno ci svegliassimo e come per magia le donne fossero al potere? Chissà come sarebbe?

Donne, madri e premi Nobel

Abbiamo ricevuto premi Nobel, una di noi, Marie Curie perfino due, sappiamo fare di tutto, siamo intuitive, ci adattiamo alle intemperie della vita e impariamo con entusiasmo cose nuove. Siamo attive, dinamiche e spumeggianti, inoltre abbiamo il privilegio di poter diventare mamme e questa è una bella palestra di vita. Ci improvvisiamo madri quando nasce un figlio e ci reinventiamo donne quando lui se ne va. Impariamo a moderare, a pretendere il meglio, a sdramatizzare, relativizzare e a lasciare andare quando è il momento. E da tutti questi esercizi ne usciamo forti, coraggiose e decise.

Eva che affossò i Gripen

Prendiamo l’ultima tornata referendaria, quella del 27 settembre scorso quando si è votato sull’acquisto dei 22 nuovi caccia svedesi Gripen. Fosse stato per noi donne, i Gripen non sarebbero stati comprati. Il 55% delle donne ha votato dicendosi contraria all’acquisto dei nuovi aerei da combattimento. Pensiamo all’amore e non alla guerra? Siamo naive? No, forse siamo solo più concrete di chi crede di dover giocare nei cieli alla guerra. Pronto a difendere il territorio della Confederazione anche se mai dovesse succedere qualcosa, probabilmente sarà qualcosa di esteso e rapido. Prendiamo il Covid-19, lo potremmo mai sconfiggere con una squadriglia nuova nuova di Gripen? No, ci vogliono sensibilità, costanza, concretezza e pazienza. Tanta pazienza.

Piccole donne crescono

Coltiviamo le nostre potenzialità, i nostri pregi e valorizziamo la nostra femminilità. È finito il tempo di film come “Yentl”o “Albert Nobbs” con Barbara Streisand e Gleen Close, dove due donne si vedevano costrette a rinunciare alla propria identità e travestirsi da uomo per poter lavorare o avere successo in un mondo a trazione maschile. Non sarebbe bello fare una passeggiata lungo viale Marie Curie, girare l’angolo su via Albert Einstein, costeggiare via Frida Kahlo e arrivare in Piazza Artemisia Gentileschi prima di sostare nel parco Rigoberta Menchù? Magari la strada è ancora lunga, ma vuoi mettere il piacere di percorrerla?

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