Il mio nome è Connery, Sean Connery

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Ad annunciare la sua morte, avvenuta alle Bahamas, è stata la BBC, che ha citato come fonte la famiglia. Malato da tempo, aveva compiuto 90 anni ad agosto. Figlio di una donna delle pulizie e di un camionista, Thomas Sean Connery era nato a Edimburgo, in Scozia, nel 1930. Prima di farsi notare e muovere i primi passi nel mondo del cinema Sean aveva fatto il bagnino, il lattaio e perfino il verniciatore di bare. Proverà anche a far carriera nella marina britannica, ma senza successo per via di qualche acciacco fisico. A interpretare il primo James Bond ci arriverà quasi per caso, dopo aveva recitato in un film della Disney intitolato “Darby O’Gill e il re dei folletti”.

Ci arriva senza l’iniziale approvazione dello scrittore Ian Fleming, creatore dell’agente 007. Un ruolo che gli regalerà celebrità e fama, appiccicandogli addosso anche lo status di sex-symbol. Un ruolo nel quale avrebbe potuto rimanere ingabbiato. Invece, se c’è una cosa in cui Connery riuscirà brillantemente, sarà proprio quella di dribblare (il verbo non è scelto a caso) James Bond per fare anche altro. Interpretando e incarnando molti altri personaggi, con l’eleganza e lo humor che lo hanno sempre contraddistinto. Al punto da diventare uno dei più amati e popolari attori al mondo. Sportivo, tifoso sfegatato della squadra di calcio dei Glasgow Rangers, si oppose alla cessione di Rino Gattuso, transitato nei blue a metà anni Novanta.

“Licenza di uccidere”, “Dalla Russia con amore”, “Missione Goldfinger”, “Operazione tuono”, “Si vive solo due volte”, “Una cascata di diamanti” e, nel 1983, “Mai dire mai” furono i film che lo videro plasmare il personaggio dell’agente segreto più famoso del grande schermo. Ma sarà anche al fianco di Tippi Hedren in “Marnie” di Alfred Hitchcock. Poi per Sidney Lumet in “La collina del disonore” e, a partire dagli anni Settanta ci saranno tra gli altri “Assassinio sull’Orient Express”, “L’uomo che volle farsi re”, “Il vento e il leone” e “Robin e Marian” dove al fianco di Audrey Hepburn interpreta un Robin Hood in là con l’età.

Ma è probabilmente a partire dalla metà degli anni Ottanta che riesce a infilare una serie davvero impressionate di pellicole che diventeranno, grazie anche alla sua presenza, dei veri e propri film di culto. “Highlander”, “Il nome della rosa”, “Gli intoccabili” con cui vinse il suo unico Oscar come migliore attore non protagonista, “Indiana Jones e l’ultima crociata”, “Caccia a Ottobre Rosso”, fino ad arrivare a uno degli ultimi: “Scoprendo Forrester”, forse il suo film-testamento in cui Sean interpreta uno scrittore di talento, un po’ burbero, ma con un grande cuore che a un certo punto decide di ritirarsi e di vivere lontano dai riflettori. In pratica esattamente quello che a partire dal 2003 avrebbe fatto pure lui, alimentando così il mito e la leggenda di attore unico e straordinario. Semplicemente, Sean Connery.

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