Il tramonto per Alba Dorata

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KillahP era un rapper greco. Il suo nome vero era Pavlos Fyssas, dai profondi occhi neri e dolci e dalla rada barba, di quelle che non crescono mai bene. Pavlos riposa malamente da sette anni, pensando alle due pugnalate che gli hanno spaccato il cuore, nel limbo della morte degli assassinati, in attesa di giustizia. Pavlos si lascia dietro la sua scia di dolore, come la bava di una lumaca, una scia che ha però avvolto i suoi assassini, soffocandoli.

Nel 2012, i neonazisti di Alba Dorata, la peggior feccia di estrema destra europea declinata in salsa tzaziki, entra nel parlamento greco, e lo fa col passo militare. Delle derive dell’estrema destra in tutti i Paesi europei abbiamo parlato diffusamente, e Alba Dorata risulta una delle peggiori compagini del substrato neonazista europeo (leggi qui)

Nella notte tra il 17 e il 18 settembre, dei militanti di Alba dorata uccidono Fyssas. Il caso diventa nazionale. Per la prima volta dal ritorno della democrazia nel 1974, dopo il regime dei colonnelli voluto dagli USA, lo stato maggiore di un partito rappresentato in parlamento si troverà esposto a gravissime accuse penali.

Il responsabile è un camionista di 45 anni aderente al movimento, che fa della violenza, della prevaricazione, del razzismo e del nazionalismo la spada che va a colpire soprattutto gli immigrati e gli stranieri. Una spada che però stavolta sembra aver provocato un morto di troppo.

Pavlos viene ucciso all’uscita di una partita dell’Olimpyakos. La banda di Alba Dorata lo prende di mira, lo segue. Sono una ventina, i soliti coraggiosi neonazi, venti contro Pavlos, la sua ragazza Chryssa e un amico. La polizia, avvisata da Chryssa non interviene. A un certo punto un’auto inchioda davanti ai ragazzi, un uomo scende e lo pugnala due volte al cuore. A questo punto un poliziotto estrae la pistola e riesce a trarre in arresto Georges Roupakias.

Roupakias, prima dell’omicidio aveva telefonato a diversi esponenti del partito, da cui era pagato. Appariva di frequente in manifestazioni e assembramenti. Gli esponenti di Alba Dorata inizialmente dicono di non conoscerlo.

L’avvocato di numerose vittime del partito neonazista dichiara:

“Alba Dorata gioca un ruolo comodo per molti. Questo partito è diventato popolare dichiarandosi contro il sistema, in opposizione alla classe politica tradizionale che tutto il paese detesta. Ma queste sono soltanto apparenze. In parlamento Alba Dorata ha sempre votato come il governo: per i licenziamenti, le privatizzazioni, i tagli salariali. Lo stesso vale per le aggressioni commesse ai danni degli stranieri, che permettevano anche di giustificare o minimizzare l’impatto delle politiche anti-immigratorie. Di notte Alba Dorata organizza dei pogrom, di giorno il governo incoraggia le retate e l’arresto dei migranti in campi dalle condizioni di vita disumane”,

In seguito all’omicidio di Pavlos, 69 tra capi e membri di Alba Dorata vengono arrestati nel 2013 con l’accusa di associazione criminale e di essere i mandanti dell’assassinio.

Ora, dopo sette anni di processi, i capi di Alba Dorata sono stati condannati, oltre che per l’omicidio di Pavlos, anche per l’aggressione a dei pescatori egiziani e ai membri del Partito comunista ellenico e di associazione a delinquere. C’è chi la definisce una giornata storica per la Grecia e per l’Europa intera, preda di rigurgiti fascisti e neonazisti, che sembrano però subire una battuta d’arresto negli ultimi mesi. Scrive Leonardo bianchi, sul portale online “Valigia blu”:

“Come ha scritto il giornalista Daniel Trilling, il “Führer” Nikos Michaloliakos e i suoi sodali hanno incarnato un incubo ben preciso – quello per cui le parti peggiori della storia sono destinate a rispuntare fuori in un modo o nell’altro. E nel caso specifico, l’ascesa di Alba Dorata è stata permessa dalla complicità del sistema politico, mediatico e giudiziario, che per troppo tempo hanno fatto finta di nulla.

Ma se oggi siamo arrivati a questo verdetto – che di fatto sancisce la fine definitiva di Alba Dorata – lo dobbiamo alle vittime e agli antifascisti che per anni si sono spesi per le strade, nelle istituzioni e nelle aule di giustizia.”

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