Il virus e la Svizzera di una volta

Pubblicità

Di

Tra le polemiche che stanno infiammando i social c’è di nuovo quella di chi, come un disco rotto, torna ad anteporre la libertà di scelta individuale alle restrizioni e ai provvedimenti adottati per contenere l’avanzata esponenziale dei contagi. Tra gli argomenti tirati in ballo c’è ancora una volta l’ingente costo economico che la pandemia avrà sulle nostre vite.

Nulla sarà più come prima, sembrava essere questo il mantra della prima ondata che in molti avevano fatto proprio. E invece sono bastati pochi mesi per abbassare la guardia e far bellamente finta che nulla sia accaduto, oppure che tutto fosse già passato non dovendo più correre il rischio di ritrovarsi a fare i conti con un bis indigesto.

Ma come possiamo intuire senza fare chissà quale sforzo d’immaginazione, se Francia e Germania tornano nuovamente a tirar fuori dal cappello a cilindro il vecchio trucco del lockdown, a stretto giro di posta dobbiamo aspettarci che, verosimilmente, la medesima cosa avverrà anche da noi. “Il virus circola in Francia ad una velocità che neanche le previsioni più pessimistiche avevano previsto”, ha detto chiaro e tondo, senza giri di parole, Emmanuel Macron nel suo discorso alla Nazione.

Del resto, giustificare le proprie scelte, è parte dello scegliere. L’impressione però è che l’autorità politica, non solo quella Svizzera, stia arrancando affannata in una rincorsa alle misure che avrebbero potuto evitarci ciò che stiamo vivendo in questi giorni. Dov’è finita la Svizzera che in previsione di un conflitto atomico costruiva bunker sotterranei come se (letteralmente) non ci fosse stato più un domani? Un tempo, su certe cose, ci vantavamo di essere i primi della classe. Credevamo di saper gestire e di prevenire situazioni come quella che stiamo attraversando in tempi di pandemia.

Oggi, l’unica certezza che abbiamo è che dobbiamo evidentemente ricrederci. A questo giro siamo tra i peggiori della classe e, il rischio che non ci siano abbastanza posti in cure intense per garantire a tutte le persone il diritto alla cura e il diritto alla vita, è probabilmente solo questione di giorni. Nemmeno troppo tempo fa abbiamo deciso di spendere 6 miliardi di franchi per l’acquisto di nuovi aerei da guerra, una cifra che lieviterà a 24 miliardi complessivi se si considerano pure i costi di manutenzione. Il costo stimato della prima ondata della pandemia è stato di 30 miliardi e, da allora a oggi, le armi spuntate con cui ci troviamo ad affrontare l’emergenza e a combattere il virus sono esattamente le stesse.

Di fronte all’incapacità o all’assenza di una volontà politica di prevedere e di agire con interventi strutturali, giocando d’anticipo sulla crisi sanitaria, il fastidio più grande è proprio quello prodotto dal latrare scomposto di chi si nasconde dietro a un dito parlando di “regime preventivo” e di sproporzione delle misure fin qui adottate pensando al nemico che stiamo fronteggiando. E proprio a loro dedico il commento che segue, uno tra le migliaia di commenti che sono apparsi in questi giorni sui canali social:

“Ci tengo a precisare che ho più a cuore gli anziani a rischio covid che il 50% delle persone che rivendicano una certa libertà. Di sicuro gli anziani a rischio hanno almeno il doppio della vostra dignità. Scegliete la vostra libertà del cazzo, i vostri spritz, il vostro cocktail bar e la discoteca dove ballare. Io mi tengo la figura di Enea che porta in spalla suo padre e per mano il figlio.

P.S. Non lavoro da marzo ma non per questo mi gioco la dignità della generazione che mi ha cresciuto.”

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!