Immagina una città senz’auto

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Parigi, Bruxelles, Londra, Bogotà e ora anche Rotterdam. Sono questi, insieme a tante altre città in tutto il mondo che stanno valutando l’ipotesi, i luoghi principali dove finora si è cercato di rendere più a misura d’uomo la gestione del traffico cittadino. Una misura che nella città olandese è stata adottata ben prima dell’inizio della pandemia permettendo a bar, ristoranti, gallerie d’arte e molte altre attività, di poter allestire degli spazi esterni con posti a sedere, installazioni video, aree d’incontro e di condivisione.

Una trasformazione dell’idea di città e dell’arredo urbano che è stata maggiormente estesa dopo il lockdown, per dare la possibilità a molte altre attività commerciali di poter recuperare le entrate perse. A Rotterdam, le bancarelle esterne realizzate con legno riciclato, vengono infatti fornite direttamente agli espositori dall’amministrazione pubblica che in cambio rinuncia alle tasse comunali e alla richiesta dei permessi.

Questi semplici accorgimenti sono stati adottati al solo scopo di spazzare via l’idea ormai consolidata dello spazio urbano organizzato a misura d’auto e non d’uomo, ridisegnando così i centri cittadini e dando la possibilità, ai residenti e non, di sperimentare usi innovativi della città. Concretizzando l’immagine di una città senz’auto e incentivando forme alternative di spostamento.

Proprio l’assenza di automobili ha spinto urbanisti, amministratori e sindaci di diverse città a interrogarsi su come rendere migliore la qualità di vita dei cittadini, creando un’ambiente differente ma anche una diversa percezione della qualità di vita con abitazioni in luoghi più vivibili che si potessero percorrere a piedi, in bicicletta o comunque raggiungibili con i mezzi pubblici, anziché destinarli alle auto, al rumore e all’inquinamento che queste producono.

Proprio come una volta, quando ci si spostava ancora in carrozza e i mezzi a motore erano un lusso e, per strada, si viveva, si giocava, si passeggiava. L’incontro fisico tra le persone era all’ordine del giorno. Ora, con il ritorno della pandemia e una probabile seconda ondata che prevede la necessaria distanza sociale, magari qualcuno di voi potendo scegliere probabilmente preferirebbe comunque l’utilizzo dell’auto privata, ritenuta più sicura, visto il rischio di essere contagiati. Puntare su spazi urbani senz’auto potrebbe perciò sembrare un controsenso ma, considerata la crisi economica dovuta proprio al virus, sono invece in molti a credere che sia un’ottima cosa quella di cercare di risanare il bilancio dell’attività unendo l’utile al dilettevole. Di sfruttare la crisi come un’opportunità di un cambiamento anche radicale. Rotterdam è senza dubbio un buon esempio.

Aria pulita, inquinamento ridotto, vita urbana più silenziosa e piacevole, meno pericoli di essere investiti. Questa è stata la percezione avuta in po’ ovunque dalle persone, anche da noi, durante il lockdown e chissà che non possa continuare a essere questa la qualità di vita anche dopo il coronavirus, quando la pandemia sarà solo un brutto ricordo. In fondo ci vuole sono la volontà di farlo. La volontà d’investire non nell’asfalto, ma nello spazio fisico in cui tutti noi viviamo. Una cosa che sono convinto potrebbe essere fattibile anche nella cosiddetta Città Ticino. A maggior ragione se pensiamo che da dicembre ci vorranno solo 15 minuti per andare da Bellinzona a Lugano.

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