Iran: Nasrin Sotoudeh è in pericolo

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L’avvocatessa iraniana che si batte per la difesa dei diritti dell’uomo nel paese degli ayatollah è in pericolo di morte. Lo denuncia in questi giorni Amnesty International che si batte per la sua liberazione. Incarcerata dal 13 giugno 2018, Nasrin ha iniziato uno sciopero della fame lo scorso 10 agosto per protestare contro la continua violazione dei diritti umani commessa nelle carceri iraniane. Dapprima ospedalizzata per problemi cardiaci, l’avvocatessa è stata ricondotta in cella malgrado il parere di un medico secondo cui la giovane donna aveva bisogno di un intervento chirurgico.

Nasrin Sotoudeh era stata condotta in ospedale quando il suo stato di salute si era fortemente deteriorato durante lo sciopero della fame intrapreso per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sui continui soprusi commessi dalle autorità iraniane nell’ambito del sistema penale. Si tratta in particolare dei rifiuti sistematici di scarcerare dei prigionieri politici che avrebbero diritto alla liberazione condizionale in attesa di giudizio.

La sua vita è ora in pericolo

Dopo il suo trasferimento dalla prigione di Evin, in ospedale Nasrin era stata ammessa nel reparto cure intensive dove veniva sorvegliata da agenti delle forze dell’ordine. Certi di loro, accusa Amnesty International, sono addirittura rimasti in permanenza nella sua stanza e si sono immischiati, in tutta impunità – e si sa cosa questo significa in un paese di stretta cultura musulmana come l’Iran – nella sua vita intima di donna assistendo agli esami medici che le venivano fatti. Tuttavia, malgrado l’esito negativo di alcuni accertamenti al cuore e il parere di un chirurgo che aveva preventivato un intervento cardiaco per l’avvocatessa, debilitata da oltre due anni di incarcerazione e dal recente sciopero della fame, le autorità iraniane hanno deciso il suo ritorno in carcere dove ora, accusa l’organizzazione internazionale per i diritti dell’uomo, la sua vita è in pericolo.

Durante tutta la sua carriera Nasrin Sotoudeh si è impegnata a favore dei diritti umani, lottando in particolar modo contro la pena di morte applicata con grande facilità nel paese di Khomeini, compreso alle donne e ai minorenni. Come avvocatessa ha anche spesso difeso davanti a tribunali delle donne che si rifiutavano di indossare l’hijab, il velo, obbligatorio in Iran.

Fino a 38 anni di carcere

Nel settembre del 2016, l’avvocatessa era stata condannata a cinque anni di carcere nell’ambito di un processo attualmente pendente in seconda istanza. Arrestata a casa sua il 13 giugno 2018, deve rispondere di “incitamento alla corruzione e alla prostituzione”, di “comparizione in pubblico senza avere indossato l’hijab” e infine di “turbamento della quiete pubblica”. Se ambedue le sentenze dovessero essere confermate, Nasrin dovrebbe scontare fino a 38 anni di carcere, la condanna più severa mai inflitta in Iran in questi ultimi anni ad una militante per i diritti umani.

“Una repressione crescente in corso”

“È un segno evidente di una crescente repressione attualmente in atto in questo paese” denuncia Amnesty in un suo appello in favore di una mobilitazione mondiale per fare liberare l’avvocatessa. Nasrin Sotoudey è stata strappata all’affetto della sua famiglia, il marito anch’egli militante per la stessa causa e i due figli. Ora se la comunità internazionale non protesta subito e forte con il governo iraniano per il trattamento disumano che le viene inflitto, Nasrin potrebbe anche avere i giorni contati.

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