Iran, un passo verso i diritti umani

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Il 15 ottobre scorso il capo della magistratura della Repubblica Islamica dell’Iran, Ayatollah Ebrahim Raissi, ha firmato il documento “sulla sicurezza del sistema giudiziario”, pubblicato e reso noto dal canale ufficiale delle autorità “Mizan Online”; con questo documento la magistratura mette al bando la tortura, l’utilizzo di confessioni forzate per giustificare le condanne, la detenzione in cella di isolamento e la custodia cautelare illegale, oltre il limite previsto dalla legge.

La disposizione, emessa in 37 articoli dai massimi vertici del sistema giudiziario iraniano, è finalizzata alla cancellazione degli abusi e delle violazioni del diritto di difesa degli imputati e di sospettati.

Il documento sottolinea con forza “l’importanza della trasparenza” in tutto l’iter giudiziario, compreso il diritto della libera scelta del avvocato difensore, e il “principio di presunzione d’innocenza” che deve valere per qualsiasi imputato e per qualunque crimine cui deve rispondere.

Per gli stranieri prevede l’accesso alle istituzioni di rappresentanza diplomatica del proprio paese d’origine, quali ambasciate e consolati.

La pubblicazione del documento avviene ad una settimana dalla diffusione di un video, diventato virale nelle reti sociali, che mostra dei poliziotti mentre picchiano, in modo selvaggio e brutale, un gruppo di detenuti a bordo di un furgone in una via di Tehran; le immagini catturate fanno vedere i prigionieri costretti a scusarsi e ad implorare perdono per gli “errori” che avrebbero commesso.

Ebrahim Raissi, commentando la vicenda, ha dichiarato che l’azione della polizia era “un caso evidente di violazione dei diritti civili”. Secondo quanto riferisce il canale ufficiale Mizan Online, Raissi avrebbe ordinato misure punitive e provvedimenti disciplinari contro i responsabili.

Per anni gli attivisti per i diritti umani e le ONG iraniane sono stati critici nei confronti della magistratura e dei giudici, a causa di processi svolti a porte chiuse e senza la presenza di avvocati difensori, di detenuti accusati di reati politici , quasi sempre condannati dopo confessioni estorte con percosse, elettroshok e abusi di ogni genere, come “nemici di Dio”.

In Iran il concetto e la definizione di “credo politico e sicurezza” è da sempre una delle voci più ambigue in magistratura, interpretato in diversi modi. Nell’introduzione del nuovo testo si dice: “Le persone devono essere protette dalla legge e al sicuro dalle aggressioni”.

Il potente Ebrahim Raissi, già direttore della Fondazione Bonyad-e Astan-e Quods-e Razavi (l’organizzazione che amministra e gestisce il santuario dell’Imam Reza a Mashahad) e vice presidente dell’Assemblea degli Esperti, sfidante di Rouhani alle presidenziali del 2017, è una figura vicina alla guida suprema Ali Khamenei; da lui venne nominato capo della magistratura nel marzo 2019, con il compito di riformare una delle istituzioni piu’ criticate e minate dalla corruzione di tutto il paese.

All’inizio di settembre 2020 aveva sollevato un’ondata di indignazione internazionale l’esecuzione della condanna a morte del campione sportivo di lotta libera Navid Afkari, la cui confessione sarebbe stata estorta sotto tortura.

Il 59enne capo della magistratura potrebbe essere la carta giocata dagli ultra conservatori in previsione delle prossime elezioni presidenziali a giugno 2021. A partire dalla sua nomina i giornali iraniani hanno dato ampio risalto a casi di corruzione economica, di prevaricazioni e abusi da parte dell’autorità giudiziaria.

E’ da sottolineare l’importanza del documento pubblicato, che potrebbe imprimere una riforma significativa in una nazione spesso accusata dalle Nazioni Unite e da organizzazioni per i diritti umani di abusi durante i processi.

Tuttavia molti avvocati iraniani pur accogliendo con favore il documento giudiziario, precisano: “Non abbiamo problemi con la legge, ma finchè ci saranno giudici intimiditi dalle istituzioni e dalle forze di sicurezza, per lo piu’ analfabete, corrotte e di parte, non sarà possibile riformare la magistratura!”

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