Javier Cercas, un romanzo onnivoro

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Nuovo capolavoro di Javier Carcas: «Terra alta». Un romanzo onnivoro scritto con il pennino intinto nella semplicità. Tanti i temi proposti: il lettore li scopre però solo quando ripone il libro in biblioteca.

Avete voglia di una storia potente e nello stesso tempo sottile, profonda ma anche avvincente? Allora il titolo giusto è «Terra alta», scritto da Jevier Cercas. Uno dei più grandi scrittori di una delle letterature più ricche al mondo: la spagnola. Per chi scrive questo è il libro più bello letto nel 2020. Di più: un capolavoro.

La storia è quella di Melchior, un antieroe solitario, tormentato dai demoni del passato e pieno di contraddizioni: ha una gran sete di giustizia ma nel contempo perscruta il pericolo del desiderio di vendetta, comunque latente in lui. Un poliziotto che è anche stato criminale, un’anima bella perché alimentata dalla letteratura, che davvero gli ha cambiato la vita. Nel sentirsi un novello Jean Valjean, che bravo Cercas in questi frangenti: davvero superbo, Melchior accalappia il lettore in una storia che è anche giallo (se non thriller) e non lo molla più. Perché l’altalena fra momenti delicati ed altri durissimi oscilla a velocità forsennata, raggiungendo altezze mai viste. E’ anche giallo, va sottolineato l’anche. Poi c’è altro, tanto altro di più. Ad esempio una storia d’amore che commuove, un contesto memorabile (siamo in una pacifica cittadina della Catalogna dove tutti sanno tutto di tutti) e una riflessione sulla letteratura-lettura davvero geniale. Per la serie quando la letteratura entra nella vita, e nel contempo l’esistenza del lettore entra nei libri. A mo’ di esempio va citato questo scambio:

«Perché no?», chiede il viceispettore.

Perché mi sembra inverosimile che dei ladri si intrattengano a torturare in quel modo due persona anziane».

«Sembra inverosimile anche a me», interviene Pires. Il problema è che la realtà è piena di inverosomiglianze. In questo non assomiglia ai romanzi, no ?”

Melchior è abituato alle ironie dei superiori e dei colleghi sulla sua fama di lettore. Non gli danno fastidio, non tenta di schivarle.

«A quelli buoni no» risponde. Invece a quelli cattivi sì»

«Allora dovrebbe leggere cattivi romanzi, Marin», dice il viceispettore Gomà. «Imparerebbe per esempio che la realtà è un posto in cui c’è di tutto, compreso un mucchio di pazzi e di psicopatici che non rispetta nessuna regola. E tanto meno quelle dei romanzi.

«I romanzi non hanno regole» risponde affabilmente Melchior. «E’ lì il loro bello. Ma fa lo stesso. Dei semplici criminali non avrebbero torturato gli Adell nemmeno in un pessimo romanzo. Non ha senso. »

Ad emergere con prepotenza sulla narrativa di Cercas vi è però un ulteriore aspetto: il senso della giustizia. Melchior ci crede tantissimo, al punto da identificarvisi fino in fondo: non è volontà la sua bensì modalità di vivere. Con i toni pacati e introspettivi, l‘ attenzione quasi naturale nei confronti del caso, gli aspetti apparentemente insignificanti che però sono in grado di cambiare l’esistenza… . Lui, il protagonista, lotta contro l‘ingiustizia armato di una legge che «dovrebbe» riparare ai torti della vita, ma che invece … .

«Terra alta» è un romanzo matrioska che contiene parecchi cosiddetti «generi». E’ storia di formazione ma anche saggio, storiografia e reportage. In altre parole siamo ad una delle espressioni massime del piacere della narrazione pura. Senza ambizioni pedagogiche, Cercas non è un maestro che vuole trasmettere un messaggio, non è uno scrittore «che spiega»: lui racconta … poi tocca al lettore crearsi la propria interpretazione. Davvero eccezionale. E del resto cosa dire di uno che in linguaggio semplice ti sa inventare un protagonista come Melchior ? Figlio di una prostituta morta ammazzata, ex-spacciatore passato dalla parte della polizia, eroe in divisa per aver affrontato da solo quattro jihadisti in un attentato a Barcellona e, da ultimo, confinato per protezione in una delle zone più povere e desolate della Spagna …. E qui nuovamente in azione, a indagare su di un doppio omicidio e a fare i conti con un passato che non è ancora definitivamente passato.

Senza poi dimenticare l’ottima se non eccezionale traduzione di Bruno Arpaia, uno che in fatto di letteratura spagnola non ha eguali. Da leggere, eppoi da regalare nelle venture feste natalizie: qui si va sul sicuro.

«Terra alta», di Javier Cercas, 2019, tr. Bruno Arpaia, ed. Guanda 2020, pag. 375, Euro: 19,00.

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