La Bolivia torna a sinistra

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Vittoria Boliviana dell’alleanza elettorale del MAS con l’alleato con la Central Obrera Boliviana e il Pacto de Unidad. Il partito dell’ex presidente Evo Morales, si prende la sua rivalsa dopo il colpo di Stato della destra.


Ovviamente tutti a sinistra avevano applaudito all’arrivo di Evo Morales, il presidente indio (il primo in 500 anni di storia del Paese), insediatosi come presidente della Bolivia nel 2006. Morales dopo tre mandatiaveva rassegnato le dimissioni in seguito alle proteste e alla pressione sociale che denunciavano brogli elettorali durante le elezioni generali del 20 di ottobre 2019, dietro anche a pressioni dell’esercito e della polizia. Nessuno credette in realtà ai brogli, ma piuttosto a un colpo di Stato della destra che vedeva nel presidente indio, vicino ai poveri e ai nativi, un intralcio a politiche liberiste e filo-USA.

Dopo il colpo di Stato, il presidente Evo Morales fu costretto alla fuga e trovò ricovero in Messico, accolto dal presidente Obrador. (leggi qui sotto)


Le elezioni, a lungo rimandate dalla destra proprio per paura di una rivalsa del partito di Morales, avevano la loro leader nell’autoproclamatasi presidentessa Jeanine Añez, che aveva ritirato la sua candidatura per mantenere compatti e convogliare i suoi voti su Carlos Mesa. Anche la Añez però, avrebbe accettato il responso delle urne, decisamente troppo sbilanciato per avere speranza di essere ribaltato.

Il tono della campagna, con minacce di possibili brogli e la diffusione di notizie false, aveva generato timori di ulteriori disordini simili a quelli che si erano verificati dopo le fallite elezioni dell’ottobre 2019 che avevano portato, appunto, al rovesciamento di Evo Morales.

Notevole la massiccia partecipazione al voto della popolazione che domenica si è recata alle urne, presenza che si è riflessa nelle lunghe file registrate nei diversi seggi allestiti nei distretti boliviani. Le misure in atto per prevenire la diffusione del coronavirus hanno ritardato il voto generando lunghe code e un’attesa di oltre due ore per entrare in alcuni seggi elettorali. In base agli exit pool (il conteggio preciso richiederà almeno tre giorni) il candidato della destra Carlos Mesa, ha comunque perso col 31,5% dei suffragi, mentre Luis Arce, il candidato della sinistra, vincerebbe col 53%.

I risultati, attesi per diverse ore, cominciavano ad agitare gli animi, vista la situazione del paese, ma alla fine il divario tra i due candidati lascia poco adito a dubbi, anche perché essendo all’opposizione, la sinistra non aveva modo di attuare brogli elettorali, anzi, i rigorosi controlli dell’esercito, davano proprio adito a ipotesi contrarie.

I prossimi giorni ci diranno un responso definitivo, ma soprattutto ci sapranno dire se la destra intera accetterà il responso delle urne o se i militari scenderanno di nuovo nelle strade.

Purtroppo attualmente il paese andino sta attraversando la più profonda crisi economica degli ultimi 40 anni, con una contrazione del PIL prevista del 6,2% nel 2020. Il risultato di queste elezioni dovrebbe porre fine al governo di transizione della politica di destra Jeanine Áñez, che ha ritirato la sua candidatura dopo aver criticato la sua gestione della pandemia, che ha provocato 8.500 morti e 140.000 contagiati.

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